Sfida dal sapore “antico” di Serie A, tra due formazioni di blasone, a pari punti, che concorrono per accaparrarsi la seconda posizione in classifica, l’ultima (tolta ovviamente quella di testa, già assegnata d’ufficio alla seconda squadra di Torino) che porterebbe alla promozione diretta.
E’ un Bologna non in gran spolvero, reduce dai deludenti pareggi di Arezzo e Modena e dalla sofferta vittoria contro il Frosinone, quello che si presenta all’incontro coi partenopei, anch’essi –negli ultimi turni- in crisi di gioco e risultati.
Nonostante questo, le premesse per una partita interessante ci sono, ed il richiamo di un match sulla carta “di categoria superiore” portano alla fine a vendere 8000 biglietti. Non un granché (considerato anche che 2500 presenti sono napoletani), la città di Bologna manca all’appello anche questa volta, ma alla fine la presenza sugli spalti sarà sicuramente migliore del solito desolante vuoto pneumatico, quello che siamo ormai abituati a respirare nelle partite “non di cartello”.
A questo proposito è quasi inutile dire -ma mi piace masochisticamente ricordarlo- che la retrocessione in Serie B, anziché cementarla, sembra invece aver tirato fuori l’anima provinciale della nostra tifoseria, che diserta clamorosamente gli incontri con avversari non di blasone, per poi affollare lo stadio all’inverosimile contro la Juve, o tornare –almeno in parte- contro Genoa o Napoli.
Dal punto di vista del Gruppo ControTendenza, le premesse dell’incontro sono ottime: nonostante la defezione del Giangio (in preda a chissà quale delirio, forse confonde il girone di andata con quello di ritorno e parte per Napoli!), rientra infatti dalla Sicilia la Sez. Budrio, ed inoltre il giovedì sera precedente la partita arriva a Bologna la Sez. Cuneo (nelle persone della fascinosa Fede, ormai sempre più sex symbol della Curva, e del mitico Andrea, imperturbabile piemontese dall’umorismo alla Woody Allen), pronta per una due-giorni all’insegna del rossoblu: la molla è quindi parecchio carica.
Il pre-partita è eterno, e il venerdì mattina, per i rossoblu di Cuneo, trascorre tra il campo d’allenamento di Casteldebole ed i famosissimi (altro che Piazza Maggiore! La prossima volta forse l’itinerario sarà “la zona industriale di San Lazzaro”) monumenti di Casalecchio, in un delirante giro turistico organizzato da Steve, offertosi come autista.
Punta per le 14 in zona stadio, la manchiamo tutti clamorosamente causa ingorghi o abbiocchi pomeridiani; sta di fatto che comunque attorno alle 15 davanti all’Andrea Costa c’è un bel po’ di mossa, finalmente in Curva tornerà ad esserci del fitto.
Effettivamente all’interno siamo parecchio stipati, la Curva è bella compatta, anche se termina di riempirsi solo a pochi istanti dal calcio d’inizio causa tornelli e filtraggi vari. Come da delirante decreto “antiviolenza”, mancano striscioni e bandiere; nonostante tutto, la fotta è palpabile, ma la scelta dei Gruppi organizzati, presa il giorno prima in riunione, è quella di “autosospendersi” dal tifo nel primo tempo, per poi dare il massimo nella seconda frazione, in modo da mettere in risalto, specialmente nei confronti del Bologna F.C. (la Società è infatti apparsa finora totalmente disinteressata ai problemi della Curva e lontana dal benché minimo appoggio mediatico alla sua protesta nei confronti del Decreto Amato, muovendosi però sui giornali per chiedere alla tifoseria “un maggiore sostegno”..bella contraddizione), la differenza tra il tifo “spontaneo”, quello che piacerebbe tanto agli opinionisti televisivi che si riempiono la bocca di costruzioni lessicali quali “modello inglese”, ed il tifo vero, quello partecipato, quello che nasce dal calore e dalla passione dei tifosi.
Sfortunatamente, tutto gira nella maniera più disastrosa possibile, ed il Bologna incassa tre reti nel giro di 35 minuti, la prima dopo appena nove minuti, spegnendo completamente l’entusiasmo del pubblico rossoblu –inizialmente illuso dal gioco arrembante dei primi minuti- e caricando a molla i napoletani. Cori spontanei a zero, Curva muta per protesta e per la rabbia di un risultato inaspettato, per i giocatori che escono dal campo ci sono solo fischi, ululati e il classico “fuori le palle”.
Ci sono le premesse per un pomeriggio da incubo. Ma, come dice il poeta, “dalla merda nascono i fior”.
E nell’intervallo succede qualcosa, forse una visione collettiva che colpisce tifoseria e giocatori del Bologna, forse l’elicottero della Polizia che volteggia in cielo decide di spargere sostanze
stupefacenti sul Dall’Ara. E all’ingresso in campo dei rossoblu, al termine dell’intervallo, non piovono altri fischi, come si sarebbe potuto prevedere sullo 0-3, bensì un incitamento travolgente.
I Gruppi, terminata la protesta, salgono in balaustra, decidendo di non piegarsi né di fronte al Decreto, né di fronte ad un risultato che potrebbe tagliare le gambe a qualunque tentativo di tifare, e chiamano la Curva. E la Curva, finalmente, risponde. E’ commovente il “forza ragazzi” che rimbomba letteralmente fino all’esterno dello stadio, mentre il Bologna si dirige verso il dischetto di centrocampo. E’ un tifo straordinario, che coinvolge l’intera Andrea Costa e anche i distinti, quello che spinge in avanti i rossoblu; e i ragazzi onorano la maglia, avvertono il sostegno e lottano selvaggiamente per riequilibrare un risultato ormai compromesso. Arriva così la prima rete di Marazzina, e, al 30° del secondo tempo, anche la sua doppietta che porta il risultato sul 2-3; ormai in Curva è una bolgia, e sprona letteralmente la squadra all’attacco. A caricare la molla arriva anche il rientro in campo, dopo anni, di Cipriani, idolo della tifoseria; c’è ancora spazio per un palo di Marazzina, che dà per un attimo l’illusione del pareggio, e per le mille sceneggiate dei giocatori del Napoli, ma non per il pareggio.
Finisce 2-3, ma al fischio finale sono applausi per tutti; per i ragazzi in campo, che, nonostante un primo tempo vergognoso, nella ripresa hanno onorato la maglia, lottando fino alla fine, e applausi per una Curva straordinaria che, quest’oggi, ha veramente preso per mano e spronato fino allo stremo il Bologna: ragazzi, è solo questione di rendercene conto, ma tirando fuori il cuore e lo straordinario orgoglio mostrato venerdì, potremmo essere sempre il 12° uomo in campo.
Gli ospiti: sono circa 2500, riempiono il settore ospiti e alcuni si posizionano nei distinti laterali, ma sono comunque molti di meno rispetto a quanto farneticato in settimana. Anche loro senza striscioni e bandieroni, si fanno sentire nel primo tempo, complice il risultato e la nostra “autosospensione”; nel secondo tempo, invece, non li sentiamo mai. Movimento nel pre e post-partita.
Commento a parte sul post-partita, passato in compagnia dei formidabili ControTendenza Sez. Cuneo; prima fase è la cena in ristorante “quasi fighetto” (mai più!), presto sconvolto dai ripetuti cori e dal delirio generalizzato avente come epicentro il tavolo ControTendenza. In questa prima fase, si merita una menzione speciale il buon Steve, autoproclamatosi lanciacori della serata, che, in totale delirio alcolico, canta aggirandosi tra i tavoli sullo stile dei peggiori stornellatori romani.
Nella fase successiva, che prevede escursione culturale notturna in zona San Luca, menzione speciale va invece al Segretario Sesar, responsabile di un delirante momento podistico, oltre che del misterioso Voto che -fino alla fine del campionato- legherà i destini del Gruppo ControTendenza e del Bologna.
Ultima fase a ranghi ridotti (dopo le defezioni della Sez. Umarell), si consuma in un oscuro pub del centro, dove incontriamo anche ragazzi di un altro Gruppo della Curva. Qualche coro, anche in Piazza, ma ormai la stanchezza, unita alla depressione alcolica e da risultato, ha colpito; occhi che guardano lontano, lunghi silenzi, racconti di mare, riflessioni sui massimi sistemi e su Marazzina, veniamo infine sgomberati a forza dal locale attorno alle 3.30. Menzione d’onore in quest’ultima tranche, per il fenomenale Mr. VodkaOrange, e per la sua fuga con bicchiere e cannuccia. Sono ormai le 4 di questo sabato mattina bolognese, quando riaccompagniamo i provatissimi Federica ed Andrea in stazione. Ancora una volta, serata fantastica in compagnia di un bellissimo Gruppo e di due tifosi (ovviamente oltre che amici) la cui passione meriterebbe una medaglia. A presto!
Bomber
BOLOGNA - MANTOVA(16-03-2007)
Sempre di meno, noi siamo sempre di meno.
Possiamo cominciare così, riadattando le parole di un noto coro, a parlare di Bologna-Mantova: incontro fondamentale tra un Bologna che, reduce dal pareggio di Modena e dalla sofferta vittoria contro il Bari, cerca l’aggancio al terzo posto nel big-match di giornata -avversario un Mantova che si trova appena due punti sotto- giocato, grazie alle sempre brillanti decisioni della Lega Calcio, ancora una volta nell’anticipo di venerdì sera.
Sarà (come abbiamo già avuto modo di dire a proposito dell’anticipo della scorsa settimana) che la sera il bolognese preferisce starsene in casa davanti a guardare la partita in tivù davanti al camino per ripararsi dal gelido (gelidissimo!) inverno, oppure sceglie andare a zompare in qualche discoteca fighetta, sta di fatto che nemmeno in quest’occasione, nemmeno considerata l’importanza dell’incontro, al Dall’Ara ci sono più dei soliti, indomiti, 9000 presenti.
La Curva (almeno quella) si presenta discretamente piena; pietosa invece la situazione negli altri settori: in particolare, gettando un occhio sul vuoto siderale di distinti e tribuna, vien da pensare che gli spalti possano essere utilizzati, in futuro, come set per girare il remake del “Deserto dei Tartari”.
E così, sempre per restare in ambito cinematografico, lo psico-terapeuta dell’Ultimo dei Mohicani potrebbe anche pensare di mandare il suo assistito a vedere dal vivo una partita del Bologna: considerati quanti siamo rimasti noi, magari gli passerebbe la malinconia, trovando qualcuno sul suo stesso carro.
Tornando in tema, prosegue ancora la protesta dei Gruppi contro le nuove normative e la loro arbitraria applicazione, che già da sei partite ha preso forma nella scelta dell’autosospensione: in Curva, così, non entra nulla, né striscioni, tantomeno bandiere o tamburi, per chiarire le idee a quei tanti che in questi tempi si sono riempiti la bocca di parole a sproposito sul mondo delle Curve, di che cosa sia la partita senza colore, senza tifo, senza passione. Quel settore che, non solo a Bologna, da sempre costituiva uno spettacolo nello spettacolo, quello dei cori, dei bandieroni al vento, del rullare dei tamburi, ora non c’è più. Resta solo una massa indistinta, tanta gente a sedere, e qualche timido tentativo di “coro spontaneo”. Una pena. E se il calcio doveva essere, fin da quando è nato, canale di sfogo della passione e –perché no- creatività popolare, si può tranquillamente affermare che ora abbia rinnegato le sue origini. Il calcio, in Italia, non è vissuto come uno sport americano, non è i seggiolini di plastica coi braccioli, il carrettino degli hot-dog che gira tra gli spalti, la banda ed il tabellone luminoso che suonano “de-fense de-fense” e un motivetto allegro quando gli avversari attaccano. Per noi, per me almeno, è anche e soprattutto i gradoni, la calca della curva tutta in piedi, i tamburi che ritmano un coro, un bandierone che garrisce al vento, il boato quando Castellini recupera dal fango un pallone all’ultimo minuto. E’ così, e sarà retorico dirlo, ma per me non c’è solo il gesto tecnico in campo, ma anche la passione sugli spalti. E ora ce l’hanno tolta.
Nonostante questa situazione, seppur autosospesi, i Gruppi della Curva, contro il Mantova provano a sostenere i rossoblu; ma l’andamento del match -coi virgiliani che passano in vantaggio dopo appena 5 minuti, amministrando la partita e sfiorando persino il raddoppio- smorza la carica del pubblico, e ci si ritrova a cantare sempre tra i soliti pochi, troppo pochi. Il Bologna in campo è molle, Ulivieri sbaglia praticamente ogni mossa, i giocatori paiono sovrappensiero, ma i rossoblu che escono dal campo dopo i primi 45 minuti di gioco, vengono comunque applauditi ed incitati.
L’intervallo sembra restituire tono e vigore sia al Bologna sul campo (che prende finalmente in mano il pallino del gioco), sia al pubblico sugli spalti. Il tifo sale di tono, noi cantiamo ininterrottamente (un plauso in particolare ai ragazzi della Sez. Budrio, che si fanno sentire parecchio), anche se il risultato non sembra volerne sapere di sbloccarsi. Bisogna allora aspettare il 92°, quando ormai i giochi sembrano fatti, mentre i giocatori del Mantova si scambiano già qualche pacca sulla spalla ed il loro capitano Notari esulta sotto la curva dopo un recupero miracoloso su Bellucci lanciato a rete, per esplodere di gioia. Il solito, mitico, Bellucci segna al termine di una mischia furibonda, e la Curva trema letteralmente, mentre una discreta fetta del Gruppo ControTendenza “scende” qualche gradone rotolando in una mischia degna del miglior incontro di rugby: quella della rete decisiva vissuta dal vivo in pieno recupero resta un’emozione che la diretta televisiva non sarà mai in grado di riprodurre, neppure lontanamente.
Tornando all’incontro, sfortunatamente non c’è più tempo per gli assalti un Bologna che, sulle ali dell’entusiasmo, negli ultimi secondi spinge per trovare addirittura il risultato pieno, ma solo per l’adrenalina post-pareggio ed espulsione di Notari. Finale con il pubblico rossoblu in festa per il preziosissimo pareggio ottenuto, ed i giocatori sotto la Curva a ringraziare per il sostegno vocale; ovvio corollario conclusivo, gli insulti ai mantovani che escono dal campo a testa bassa.
Gli ospiti: sono circa 250, raggruppati dietro lo striscione unico “Ultras Mantova”. Discretamente compatti, formano una “macchia” rossa nel settore ospiti che l’anno scorso avevano invece stipato all’inverosimile. Sarà che si gioca di venerdì, saranno le nuove normative, resta comunque l’impressione che gli ottimi risultati ottenuti dal Mantova in queste ultime stagioni abbiano un po’ “addormentato” una piazza l’anno scorso tra le più colorate. Cantano (anche se li sentiamo un paio di volte in tutto, nei momenti di silenzio dell’Andrea Costa), si esibiscono in una discreta sciarpata, ma nel complesso certamente non impressionano.
Bomber
BOLOGNA - BARI(09-03-2007)
Si gioca in anticipo serale, di venerdì alle 21. E anche se, come clima, sembra quasi di essere a maggio, forse nelle menti resta radicata l'idea che la sera faccia troppo freddo e non sia il caso di uscire per andare allo stadio, sai mai che si possa finire aggrediti e smembrati da un orso polare. Per di più, che senso ha rischiare l'assideramento se l'avversario E' il Bari e non -faccio per dire eh, una squadra a caso- la Juve. Poi ci sono i tornelli, io in mezzo a quegli strumenti del demonio non ci passo, in ogni caso non voglio fare la fila, e comunque Amato, Matarrese e Biscardi mi hanno detto che nelle curve ci sono gli ultras, potrei finire accoltellato o strangolato in uno striscione vietato dalla questura.
Questi alcuni dei motivi che potrebbero comparire su un immaginario "prontuario delle scuse" del tifoso medio bolognese, che anche per Bologna-Bari, match fondamentale per i rossoblu (in corsa per il terzo posto in classifica, all'inseguimento della coppia di testa Napoli-Juve, oltretutto reduci dall'entusiasmante vittoria a Cesena), lascia un Dall'Ara desolatamente vuoto, popolato da nemmeno 10000 spettatori.
Certamente, sull'assenza del pubblico al fianco di una squadra che sta disputando una buona stagione, in piena lotta per la promozione, pesano molti fattori, su tutti le troppe delusioni ingoiate in questi ultimi anni, la mediocrità congenita cui eravamo abituati, la perdurante assenza di stimoli. Ma adesso che le motivazioni per partecipare non mancherebbero, latitano invece i tifosi; e allora, forse, una parte delle responsabilità la possiamo proprio attribuire anche alla "fighettaggine" e all'imborghesimento dello spettatore medio bolognese, che allo stadio in notturna preferisce la poltrona di casa e Sky, o l'aperitivo e la disco. Resta il fatto che così, dal punto di vista degli spalti, non va, e si capisce poi anche perchè squadre come Napoli e Genoa, con un pubblico parecchio più numeroso, abbiano -dal punto di vista mediatico- un riscontro abbondantemente superiore rispetto al Bologna.
L'atmosfera dentro lo stadio, già grigia a causa della scarsità di pubblico e dell'autosospensione dei Gruppi della Curva Andrea Costa (in settimana si è infatti deciso -giustamente, considerate le stringenti limitazioni che la Questura avrebbe voluto applicare all'ingresso di striscioni e bandiere- di continuare su questa linea) E' resa tetra soprattutto per via della notizia, giunta martedì, della scomparsa di Aldo, tifosissimo rossoblu, per il nostro Gruppo un grande amico, spesso presente vicino al nostro striscione assieme ai suoi adorati bambini, quando ancora eravamo posizionati nei distinti laterali.
Una ventata di positività, venerdì, arriva dalla presenza dei ControTendenza Sez. Cuneo, al nostro fianco per la seconda partita casalinga consecutiva, dopo il disastro di Piacenza di tre settimane fa; a loro, la fascinosa Fede ed il mitico Andrea, che si sono sobbarcati un viaggio in treno di undici ore (tra andata e ritorno) per essere presenti, il nostro più grande saluto e ringraziamento.
Causa tornelli (forse è l'esperienza catartica di fare mezz'ora di fila davanti a dei zavagli girevoli che rende gli stadi più sicuri) e realizzazione dello striscione per Aldo (consegnato nel dopo-partita alla moglie), riusciamo a posizionarci in balaustra solo all'ultimo. Dentro, lo spettacolo degli spalti è desolante: tanto per cambiare, solo l'Andrea Costa (anche oggi, come da cinque partite a questa parte, spoglia di bandiere e striscioni, a parte quello in memoria di Aldo, attaccato nella balaustra in basso) presenta un colpo d'occhio discreto, mentre distinti e tribuna sono popolati quanto un cratere di Marte dopo un bombardamento nucleare.
Anche il tifo latita, alcuni Gruppi provano a fare qualcosa, lanciando cori a ripetizione, mentre invece altri Gruppi scelgono la via del silenzio; noi cantiamo, sopra di noi un gruppetto di ragazzi (i futuri ControTendenza sez. Budrio?) seguono e fanno casino: la prossima volta venite giù da noi! Comunque, quello che personalmente mi stravolge e infastidisce, è il comportamento della quasi totalità di quei tifosi non appartenenti al tifo organizzato, gli stessi che in queste settimane non hanno mancato di sottolineare il loro disaccordo rispetto alla scelta dell'autosospensione (rimarcando la necessità di far sentire l'appoggio alla squadra), o di affermare che degli ultras allo stadio non c'è bisogno, visto che si può infatti "tifare spontaneamente" come in Inghilterra. Ma forse contro il Bari sono autosospesi anche coloro che criticano il silenzio degli ultras, perché quando i Gruppi lanciano i cori, a seguirli non è praticamente nessuno.
Anche in campo le cose non vanno per il meglio, un Bologna piuttosto svogliato arranca contro un Bari che, sulla carta, non avrebbe dovuto costituire particolare ostacolo, considerate le numerosissime assenze da cui è falcidiato.
La scossa arriva nel secondo tempo, quando un (contestato) rigore trasformato da Bellucci (positivo l'incitamento della Curva al Capitano prima della realizzazione del penalty, considerati i tre precedenti errori dal dischetto), poi la rete di testa -nel finale- di Mingazzini svegliano un po' i presenti.
La prestazione della curva (non parliamo dei Gruppi, coerenti nella loro linea di non esporre striscioni e di provare comunque a tifare, ma di tutti gli altri tifosi "schierati contro") è in ogni caso abbondantemente negativa: a tutti voi che contestate l'autosospensione, la prossima volta, se -come dite -vi sta a cuore sostenere il Bologna, allora vedete di seguire i cori, magari senza abbandonare lo stadio prima ancora del fischio finale.
Sì, perché questa è stata la degna conclusione di una serata di "sport" -aldilà del risultato- piuttosto grigia, senza folklore ed entusiasmo; consoliamoci allora con la tanta sicurezza in più con cui siamo stati allo stadio, grazie ai tornelli e alla decisione della questura di non fare entrare tamburi, bandiere, bandieroni, sciarpe "compromettenti" e quant'altro.
Gli ospiti: sono un centinaio (di cui circa una quarantina da Bari), raggruppati dietro l'unico striscione, "Ultras", su cui è poggiata la pezza "Massimo sempre con noi". A causa dello scarso numero, dell'orrenda acustica del Dall'Ara, e del fatto che noi comunque proviamo a cantare, non li sentiamo praticamente mai, tranne che per un paio di "Bari Bari!" ben scanditi dai presenti. Si vede comunque che tifano, sostengono la squadra con battimani, e si fanno notare con una discreta sciarpata. Nel complesso, una buona prestazione. Compatti.
Commento a parte merita il lunghissimo dopopartita, passato al fianco dei ControTendenza Sez. Cuneo (in attesa del treno del ritorno, in partenza alle 5 di mattina) e di tre amici del Gruppo barese della "Bologna Presente".
Dopo i deliri dell'Irish Pub (da cui siamo allontanati, alle 2, causa chiusura) e le defezioni -causa levataccia mattutina il giorno dopo- del mitico Inglese e di uno dei ragazzi di Bari, la nottata culmina con la visita dei restanti 7 scoppiati, in un improbabile locale notturno sponsorizzato a tutta forza dal sobrio Gianluca, una sorta di buco infernale uscito da un incrocio tra la discoteca underground del film "Blade" e le atmosfere claustrofobiche di "The cube". L'apice della surrealtà è raggiunto in una sottospecie di privè, dove una formazione d'assalto costituita congiuntamente da ragazzi di ControTendenza e Bologna Presente prova l'aggancio ad un gruppo di "sperdute" studentesse inglesi, venendo malamente respinto da un lancio di ortaggi.
Quando ormai (passate le 4 di mattina) si decide che per questa serata -in quanto ad atmosfere oniriche e surreali- siamo riusciti a dar la puzza anche alle fantasie malate di Lynch e Kurosawa e ne abbiamo finalmente abbastanza, lasciamo il controtendente Sez. Verona nel suo mondo parallelo costituito di divanetti e privè alcolici, e riaccompagniamo i provatissimi Federica e Andrea in stazione.
In sintesi, una serata molto divertente e assai piacevole in compagnia di due straordinari tifosi rossoblu "esteri" e degli amici di Bari, a suggello di una vittoria del Bologna: una combinazione di eventi che speriamo si ripeta presto!
Bomber
BOLOGNA - PIACENZA (17-01-2007)
Il giorno più brutto.
Dopo i tragici eventi di Catania, lo stop farlocco di una settimana ai campionati (il “segnale forte” l’industria calcistica lo dà, come al solito, all’italiana; sette giorni di pausa, nulla di più perché va bene riflettere, ma non bisogna esagerare: si rischierebbe di ledere i rilevantissimi interessi economici delle pay-tv e delle società), la trasferta di La Spezia impedita ai tifosi rossoblu dalla questura ligure con la ridicola scusa dello stadio Picco esaurito, si torna finalmente a giocare al Dall’Ara.
La certezza di poter assistere all’incontro, però, arriva –quasi come in un thriller- solo venerdì, il giorno prima della partita, quando finalmente i tornelli (nuovo status symbol della sicurezza degli stadi italiani; adesso che tutti ce li hanno, siamo certamente al sicuro: lo dicono al Processo di Biscardi!) sono stati installati all’esterno della Curva Andrea Costa, e Viminale e questura si degnano di dare l’agibilità all’impianto, consentendo però l’accesso ai soli abbonati.
Niente biglietti in vendita, nessun tifoso ospite da Piacenza, “controlli severissimi” agli ingressi e partita che si giocherà nel deserto del Dall’Ara “riempito” per appena un sesto della sua capienza (7000 abbonati su 40000 posti a disposizione).
Alla novità di questa situazione, si aggiunge anche la decisione unitaria dei Gruppi della Curva di proclamare “l’autosospensione” dal tifo organizzato (in prima pagina del sito il volantino al riguardo): niente tifo, niente striscioni e bandiere, tutti a sedere; in pratica, fino a nuovo ordine, si è deciso di rendere l’Andrea Costa esattamente come la vorrebbero i soloni che pontificano di “modello inglese” e di abolizione dei gruppi organizzati.
A questo proposito, sottolineiamo come il Gruppo ControTendenza -pur condividendo appieno le motivazioni della protesta e pur avendovi aderito, nel rispetto di una decisione presa dalla maggioranza della Curva- avrebbe preferito proseguire nella linea del sostegno al Bologna, anche per non dare ulteriore spazio a tutti coloro che, dopo partite senza tifo organizzato come quella di sabato, canteranno ancora di più le lodi di curve prive di ultras.
In questo turbinio di eventi, passa purtroppo quasi in secondo piano la scomparsa –avvenuta in settimana- di Dino Sarti, grande cantante Bolognese, grande Bolognese, e grandissimo tifoso rossoblu, autore di “Bologna Campione”, l’inno certamente più amato dai tifosi del Bologna. Peccato allora che la città non lo abbia ricordato come avrebbe meritato; un appunto che va fatto anche al Bologna Calcio, sì presente alle esequie, ma totalmente indifferente di fronte alla richiesta dei tifosi di “celebrare” Dino Sarti prima della partita, diffondendo le note di “Bologna Campione” all’ingresso delle squadre in campo.
Si arriva così a sabato respirando un’atmosfera surreale: quella dell’ingresso in Curva attraverso lo Stargate dei tornelli, senza striscioni, tamburi e bandiere, quella dei rigorosissimi (questa volta sul serio) controlli delle FdO che bloccano e fanno tornare indietro bambini e papà per via dell’asta della loro bandierina, dei poliziotti che a diversi tifosi vorrebbero impedire di entrare con le monete in tasca, e via dicendo.
Sulla partita, in campo e sugli spalti, c’è pochissimo da dire: il Bologna (causa anche un arbitraggio indecente, l’immediata espulsione di Zauli e parecchie scelte incomprensibili di Ulivieri) prende due gol da un Piacenza compatto, bene allenato da un Iachini che –come quando giocava- sa come trasmettere grinta e tenacia alla propria formazione, e conferma di essere ancora nel pieno della crisi di gioco e risultati che lo attanaglia ormai dalla famigerata partita contro la Juve.
In Curva tristezza totale: c’è un tale largo che ci si potrebbe sdraiare (diversi ragazzi di Gruppi sono rimasti fuori per solidarietà ai tesserati senza abbonamento che non potevano entrare), praticamente tutti a sedere, silenzio di tomba scosso soltanto da un paio di tristissimi “cori spontanei” partiti dal settore destro. Il nostro striscione “BOLOGNA CAMPIONE ANCHE DA LASSU’ . CIAO DINO”, esposto all’ingresso delle squadre in campo (poi appeso sulla cancellata esterna dell’Andrea Costa), suscita l’applauso di tutto lo stadio e resta l’unico ricordo destinato a “Spometi” durante la partita di sabato.
In sintesi, una desolazione totale: come ciliegina sulla torta di m…. , aggiungiamo anche il fatto che un tifoso cinquantenne della tribuna (un pericolosissimo ultras?), evidentemente esasperato al momento dell’espulsione di Zauli, ha lanciato un pezzo di seggiolino, che, disgraziatamente, è finito sulla pista d’atletica. Risultato: per lui quasi quattro giorni di galera (!), due anni di DASPO con tanto di obbligo di firma e condanna di 10 mesi con condizionale. Oltre al danno, si è poi aggiunta anche la beffa della gogna mediatica (l’artigiano cinquantenne è finito su tutti i telegiornali italiani, trattato alla stregua dei peggiori delinquenti) e di un giudice che, in fase di processo, si è lasciato andare al pistolotto moralizzatore parlando del “germe della violenza da stadio che attinge anche da personaggi ben inseriti nella società, persone come in questo caso cosiddette rispettabili, estranee alle frange estreme del tifo”.
Al proposito di questa assurda condanna, riporto ciò che è stato scritto sempre in rete da un tifoso del Bologna:
“Il tizio è stato uno stupido.
Ma questa cosa stride non perchè è avvenuta allo stadio e lo stadio è una zona franca, stride perchè è sproporzionata.
Stride perchè prima di farti anche solo tre notti dentro devi fare delle robe molto più gravi, molto.
Stride perchè se il seggiolino fosse arrivato da un pubblico più “incazzoso” neanche se ne sarebbe parlato.
Stride perchè è diventato un esempio, un capro espiatorio facile facile da mandare al TG1.
Stride perchè il tizio è un poveretto, uno che i carabinieri li aspetta, tira fuori i documenti e poi si fa due notte di galera.
E' stata palesemente una lezioncina non una soluzione.
E' come la mamma che ha due figli, uno agitato e l'altro no, e la volta che quello non agitato mette il dito nella marmellata gli molla due sberloni dicendo "sono stanca che mi rubiate i soldi dal portafoglio!"
Ma evidentemente è questa l’Italia, e questo è il mondo del pallone nostrano: dei controlli severissimi anche sui bambini all’ingresso dell’Andrea Costa, e delle solite curve in cui invece entra di tutto, dalle bandiere ai bomboli; è l’Italia della giustizia forte coi deboli e debole coi forti, quella che sbatte in galera per quattro giorni l’artigiano cinquantenne che ha tirato un pezzo di seggiolino (sul fatto che sia stata una cazzata, comunque, non ci piove) e lascia Moggi, dirigenti corrotti ed arbitri prezzolati a piede libero, pronti per andare a parlare, lautamente stipendiati, al Processo di Biscardi.
E’ l’Italia che ha già dimenticato vergogne nazionali assortite, che ha spedito Calciopoli nell’oblio, pronta per essere lobotomizzata da opinionisti massmediatici e da pseudo-dirigenti come Matarrese e Carraro, secondo cui il male del calcio sono gli striscioni e i gruppi organizzati.
Questa è l’Italia a cui, dal mio personalissimo punto di vista, bisognerebbe urlare in faccia tutto il nostro sdegno, piuttosto che ritirare gli striscioni e tacere.
Bomber
BOLOGNA - ALBINOLEFFE (27-01-2007)
Non è un momento facile in campionato, per un Bologna che si presenta all’incontro casalingo con l’Albinoleffe, reduce da tre turni senza vittorie, oltre che in precarie condizioni fisiche; proprio l’importanza e la difficoltà del match –fondamentale per permettere ai rossoblu di restare attaccati alle posizioni di vetta della classifica- dovrebbero spingere il pubblico a stringersi intorno alla squadra, ma, ancora una volta, accade il contrario.
Sarà il sabato pomeriggio, saranno i prezzi non popolarissimi (effettivamente Cazzola e la dirigenza potrebbero pensare a qualche formula per distribuire biglietti gratis nelle scuole, o comunque a prezzi agevolati per under 18, in modo da avvicinare “nuove leve” allo stadio), sarà che la tivù ha distrutto quello che era il meraviglioso mondo del pallone e del tifo che gli gravitava intorno..Sarà tutto questo, e sarà il fatto che il pubblico di Bologna si è evidentemente IMBORGHESITO e una sua buona parte ritiene più gratificante farsi una vasca in centro piuttosto che passare un pomeriggio sui gradoni del Dall’Ara, sta di fatto che con l’Albinoleffe siamo i soliti 10000.
Curva piuttosto piena, tranne che ai lati e nella parte alta, è il colpo d’occhio sul resto dello stadio ad essere però desolante: tribuna semivuota e distinti che sembrano più spopolati del Deserto del Gobi dopo un bombardamento nucleare. Che dire, speriamo sia una fase transitoria, certamente non si può trovare –ancora una volta- la scusa dei risultati che non arrivano e tengono lontana la gente, visto che siamo terzi in classifica!
L’ingresso in campo è salutato, come consuetudine, da bandiere e bandieroni al vento, mentre due aste e stendardi (oltre ai coriandoli, che si spargono copiosi in zona ControTendenza..a proposito, grazie all’Inglese!) colorano una Curva che, dal punto di vista del colore e dell’aspetto coreografico, mi pare stia veramente ritrovando una nuova giovinezza, in questa stagione.
Unica pecca resta, come al solito, l’inno di Mingardi; la società rossoblu dovrebbe infatti premurarsi di farne conoscere il testo ai tifosi: per il momento, ignorandolo completamente, non possono (possiamo) fare altro che canticchiarne il motivetto, come si farebbe per una canzonetta qualunque.
Il Bologna, sul campo, parte alla grande, e, sugli spalti la Curva non è da meno: cori potenti, coordinati, coinvolgenti, accompagnano l’azione offensiva dei rossoblu, che già al settimo minuto passano in vantaggio. L’Andrea Costa esplode, i decibel e l’entusiasmo salgono di livello; il coro, scandito alla perfezione, “la gente vuol sapere” riesce veramente bene: nelle pause tra una parola e l’altra si riesce anche a sentire il rimbombo! Col passare dei minuti, però, il Bologna inizia a rallentare il ritmo e anche la Curva sembra calare un po’ di tono, restando comunque sempre su livelli ben superiori rispetto alla partita contro il Treviso: oggi la fotta sembra esserci abbastanza.
E’ durante l’intervallo, comunque, che si ha il momento più coinvolgente di tutta la giornata: l’ex bomber rossoblu Kolyvanov (centravanti felsineo dal 1996 al 2000), ora allenatore dell’Under 21 russa, a Bologna per una vacanza di tre giorni, viene infatti a salutare la Curva passando per la pista d’atletica. L’emozione è notevole, l’intera Andrea Costa (compresa la “zona sagome”) si alza in piedi sciogliendosi in un applauso enorme, mentre il coro in suo onore dei bei tempi andati riecheggia in tutto lo stadio. Da parte nostra, esponiamo lo striscione “Igor uno di noi”, e così anche i Fedelissimi dedicano al bomber russo un meritato tributo. Da sottolineare come gli stessi Fedelissimi abbiamo esposto, durante il primo tempo, lo striscione “No a Romilia, il Dall’Ara è la nostra casa, gli ultrà la nostra famiglia”, di protesta nei confronti dell’ormai dibattutissimo progetto societario relativo alla costruzione di un nuovo stadio a Fossatone di Medicina.
Nella ripresa il Bologna soffre la pressione dell’Albinoleffe, che si conferma avversario ostico e che in più occasioni sembra essere in grado di raggiungere sul pareggio; forse condizionato dalle difficoltà della squadra in campo, il rendimento della Curva cala parecchio, e nei primi minuti della ripresa il tifo è veramente scialbo. Bisogna così aspettare la metà del secondo tempo per godere di un’Andrea Costa nuovamente sui livelli che le competono, con una sciarpata piuttosto ben riuscita, ed il coro “sambato” (“dai Bologna olè…non mollare perché..”) tenuto su per parecchi minuti a buon volume. Anche il Gruppo ControTendenza, finalmente bello compatto dietro lo striscione (e non sparso lateralmente com’era capitato in qualche occasione) canta e si dà da fare con convinzione, anche se si potrebbe essere più “continui”.
Finisce finalmente la partita, arrivano tre sudatissimi punti per un Bologna che si riprende la seconda posizione in classifica, e la Curva festeggia i giocatori che escono dal campo dopo aver onorato la maglia
Gli ospiti: sono una ventina, raggruppati dietro gli striscioni dei due gruppi, Ultras Leffe e Nuova Guardia. Bella la “coreografia iniziale” (striscione enorme con la scritta “Let’s go Leffe”, che gli fa piovere qualche fischio di scherno), durante la partita fanno quel che possono, colorando il settore con qualche bandierina ed un paio di stendardi; probabilmente cantano, ma non li sentiamo mai. In ogni caso, onore a loro che ci sono e si sbattono per l’Albinoleffe: mantenere vivo anche solo un barlume di tifo organizzato, in una realtà inevitabilmente schiacciata da piazze importanti come Bergamo e Milano, non deve essere impresa da poco.
Bomber
BOLOGNA - TREVISO (13-01-2007)
E’ una partita importante, per un Bologna che rientra dalla sosta natalizia terzo in classifica e con ambizioni di vetta, questa col Treviso.
Peccato che, tanto per cambiare, il pubblico rossoblu –a parte la Curva, da alcune partite a questa parte discretamente piena- non sembri avere recepito la necessità di stringersi attorno alla squadra: alla fine saranno solamente 10000, i presenti al Dall’Ara, con larghi e desolanti vuoti in tribuna e nei distinti laterali.
La Curva, come detto, in questa stagione sembra stare rispondendo decisamente meglio che nella precedente e, aldilà del lato sinistro e della parte alta (come al solito), è discretamente piena e compatta.
Tanto colore, sciarpe e bandiere al vento salutano, come di consueto, l’ingresso in campo delle squadre, mentre gli altoparlanti diffondono l’inno “Cuore Rossoblu”, cantato da Mingardi; a questo proposito, è da sottolineare come sia un peccato il fatto che molti (diciamo praticamente la totalità del pubblico) ignorino le parole, limitandosi solamente a canticchiare il motivetto. Distribuire all’ingresso della Curva un volantino col testo, potrebbe allora essere un’idea interessante; pensiamo infatti a quanto sarebbe bello vedere entrare il Bologna in campo salutato da una Curva compatta, che ne canta l’inno a squarciagola.
Lasciando da parte le utopie e tornando a sabato, il nostro tifo parte bene, c’è un “Bologna! Bologna!” ben scandito, che coinvolge tutta la Curva, ed un paio di cori tenuti su a lungo e con intensità; nulla di travolgente, comunque, parecchi alti e bassi e l’impressione che si potrebbe “dare di più”, specialmente nella coordinazione e nella sincronia. Anche nella nostra zona si canta, abbiamo un lanciacori in giornata di particolare ispirazione, ma basta guardarsi attorno per notare che quella “fotta” che aveva caratterizzato altre partite (lasciando da parte quella con la rube, basti pensare agli incontri con Genoa, Modena, Cesena) oggi non c’è.
La prestazione dell’Andrea Costa sembra un po’ affievolirsi con il passare del tempo, forse l’entusiasmo sugli spalti è smorzato da un Bologna che fatica più del previsto contro un coriaceo Treviso, sta di fatto che sul finire del primo tempo i cori sono decisamente più spenti.
L’intervallo riporta un po’ di carica, anche in zona ControTendenza, dove girano misteriose bottiglie di liquido arancione ad altissimo contenuto etilico (ovviamente opera della Sez. Verona Alcolica), e nella ripresa il tifo sale di volume e di partecipazione.
C’è spazio per un boato che saluta l’ingresso in campo di Marazzina, per un paio di cori in suo favore (ne approfitto per dire che Marazzina, in passato, non è MAI stato contestato dalla Curva, come invece affermato da Nordio al PN7) e per una discreta sciarpata (restano comunque molti quelli che la sciarpa preferiscono tenersela stretta intorno al collo, senza fare la fatica di stenderla per nemmeno due minuti), mentre in campo la partita non si sblocca.
Si chiude così, sullo 0-0, ma la Curva saluta comunque i ragazzi che sul prato verde non si sono risparmiati.
Gli ospiti: confermano quanto si sapeva di loro. Non sono numerosi (intorno alle 200 unità), ma formano un bel gruppo, molto compatto, sopra la balaustra dell’ingresso; per loro niente striscioni e tamburi, ma pezze “casual” e tifo vocale sullo stile dei veronesi (che i trevigiani non fanno mistero di rispettare e “imitare”). Non li sentiamo mai (ma questo è da imputarsi all’orrida acustica del Dall’Ara, si vede infatti che loro, nel settore, si danno da fare con cori e battimani), a parte quando, dopo un nostro “Treviso Treviso, vaffanculo!”, loro rispondono, goliardicamente, con lo stesso coro: “Treviso, Treviso, vaffanculo!”. Riesce bene, molto compatta, la loro sciarpata.