L’assenza dei valorosi Bomber e Gianluca mi proietta nel ruolo di reporter della curiosa trasferta in terra Ciociara. Il Bologna si presenta all’appuntamento forte di tre vittorie per 1-0 consecutive contro Lecce, Piacenza e Treviso che lo proiettano al terzo posto in classifica.
Il Gruppo ControTendenza accoglie per la prima volta in trasferta un carichissimo Stefano (aka Marylin “il toro di Montecalvo”), l’instancabile Elia, il giovane Inglese ed il sottoscritto, che ad Ottobre batte già il proprio record stagionale di partite del Bologna viste lontano dal Dall’Ara.
Il ritrovo delle 9.30 viene rispettato al minuto da tutti (chissà perché…) e si parte tra freddo e pioggia avvolti in piumini e giacconi di ogni genere. Il viaggio nel primo tratto tosco-appenninico si svolge tranquillamente, se si esclude un tamponamento avvenuto qualche macchina dietro di noi… Verso le 11.30 ci fermiamo in un primo autogrill dove incolliamo fieramente adesivi “IO TIFO BOLOGNA” sopra di ogni superficie sufficientemente liscia. Si riparte e dopo pochi chilometri becchiamo il primo autobus di juventini diretti a Napoli. Passati i Drughi l’Inglese decide che è il momento di spiccare il volo con la Red Bull tenuta nel bagagliaio. Ci fermiamo così in un secondo autogrill in tutta tranquillità ed appena aperta la portiera, Elia nota un secondo autobus di gobbi in sosta nella zona mezzi pesanti ed è a quel punto che noto qualche scritta “Viking” sulle felpe… “Oh regaz, forse è meglio tirar dritto”, l’Inglese recupera in fretta la sua Red Bull e ripartiamo polleggiati tra gli sguardi curiosi (eufemismo) dei bianconeri. In territorio laziale stesso refrain in un autogrill con un altro pullman di milanesi juventini ma a questo giro tiriamo dritto appena notati.
Poco dopo Orte incontriamo finalmente i nostri: ci ricongiungiamo con la seconda pattuglia ControTendente che aveva deciso di tagliare giù per l’E45. Al timone Gibbo, accompagnato dall’immancabile Max che da Trieste non ha saltato una trasferta e l’imprescindibile Barbara per la quale vale lo stesso discorso! Il tempo è primaverile: 23 gradi che sono una manna raffrontati al grigiume petroniano di fine Ottobre.
Finalmente arriviamo al casello di Frosinone, usciamo e ci immettiamo su di uno stradone che sembrerebbe essere la Casilina. Il navigatore ad un certo punto ci indica di svoltare a destra ma i cartelli sembrano negare l’accesso ai veicoli non autorizzati e quindi tiriamo dritto. Erranti, dopo un giro a vuoto seguiamo le indicazioni per lo stadio e finiamo nella tana del lupo (cit. Inglese). Fortunatamente, alla luce dei rapporti di “neutralità” con i tifosi Ciociari non abbiamo problemi
sotto la curva gialloblù ed un vigile ci indica la strada verso il settore ospiti.
Scendiamo dalle macchine ed una volta distribuite le bandiere ci addentriamo nel nostro spicchio. I controlli non sono opprimenti ed oltre alle bandiere riusciamo a far entrare i vari stendardi senza troppi problemi. Un altro mondo rispetto a Bologna.
I bolognesi nel settore ospiti sono circa 150-200 e non molto compatti. Lo stadio Matusa non brilla certo per bellezza architettonica, con le 2 curve ed i Distinti composte da tubi d’acciaio degne del circo Togni. La tribuna centrale - l’unica su base cementata - cui il tetto coprirà sì e no 500 posti a sedere pare inferiore persino a quella dello stadio di Sestola. Ma tant’è, e dalla nostra curva riusciamo ad assistere al match sicuramente meglio che dalla Curva Andrea Costa del Dall’Ara.
Si inizia a cantare da 15/20 minuti prima della partita ma pur con tutto l’impegno dei presenti, il tifo non raggiungerà mai vette memorabili. La curva del Frosinone si presenta compatta e “a muro”, abbastanza colorata e piena di striscioni ma al contrario di noi, priva o quasi di bandiere. Si fanno decisamente sentire nell’arco dei 90 minuti, ma a potenti cori alternano silenzi assordanti. Ad ogni modo né da una parte né dall’altra partono cori offensivi e malgrado alcune decisioni arbitrali che irritano il pubblico locale, la neutralità tra le varie tifoserie viene rispettata. Chi volesse farsi un’idea sul tifo può cliccare su http://it.youtube.com/watch?v=gj2DL_DR_Q4
La partita non è un granché, qualche occasione sporadica da ambo le parti che non si concretizza. Il Bologna si riassume in un gran destro di Daino che scalda le mani al Sicignano, un buon tiro di Carrus che conclude dall’interno dell’area ed una punizione velenosa di Adailton. Poi tra le proteste per un possibile rigore non dato a Cariello e la penosa espulsione di Marazzina l’incontro si conclude con il risultato più logico. Uno 0-0 da non buttare visti i precedenti, a patto di fare bottino pieno contro Ascoli e Modena.
Ripartiamo verso Bologna con il massiccio Elia alla guida, decretando la pennichella dell’Inglese e del sottoscritto per gran parte del viaggio. C’è poi tempo per le assurde barzellette di Marylin condite da una memorabile scoreggia in quel di Chianti, che fa da contraltare al notevole peto dell’Inglese durante il viaggio d’andata. Ed è così, tra rutti vari e nebbia griffata Original Mantova Import che arriviamo a Bologna, poco dopo le 11, discretamente soddisfatti dal punto racimolato in Ciociaria ma consapevoli che per arrivare al sospirato traguardo ci sarà da lottare e soffrire. Tutti insieme ce la possiamo fare, bisogna crederci!!
Riccardo (Alpha)
LA
TRASFERTA A PIACENZA (14-10-2007)
Le premesse positive ci sono (la vittoria -sotto il nubifragio- contro il Lecce ha infatti riacceso gli entusiasmi e riavvicinato il Bologna alla testa della classifica) e la carica adrenalinica anche: la potente macchina organizzativa (..) del Gruppo ControTendenza si attiva allora per tempo in vista della trasferta di Piacenza.
La facile reperibilità dei biglietti (stranamente non siamo costretti ad improbabili cacce al tesoro in giro per i più desolati borghi della provincia Bolognese come in altre occasioni), l’assenza della diretta televisiva e –soprattutto- la collocazione domenicale dell’incontro (complice la sosta della Serie A) stimolano evidentemente il pubblico rossoblu a partecipare, tanto che in Città circola già da venerdì la voce che i biglietti spediti siano andati esauriti.
Noi come Gruppo ControTendenza ci organizziamo in buon numero per raggiungere Piacenza, parecchio carichi e decisi a sfatare finalmente quel tabù per il quale, nella spettrale cornice dell’orrido stadio Garilli (segnalazione per chi fosse interessato: con un po’ di tempo, voglia ed una chiave inglese del 14 probabilmente in due ore potete smontarlo) negli ultimi 16 anni era stato possibile raccogliere solo freddo, pioggia, nebbia, desolazione fisica e mentale, oltre ad una quantità apocalittica di squallide sconfitte.
Alla fine siamo in una ventina, potendo contare anche sulla presenza delle Sezioni Budrio (che però sceglie stranamente di muoversi in treno), Milano (grandissimo Pier!), della sempre più avvenente Sezione Cuneo, nonché del carichissimo Immanitas, forumista all’esordio in trasferta. Il “nucleo base”, privo di Gianluca ed Elia, può comunque contare sul Modello Inglese, sul sottoscritto Pres. (oggi oltretutto munito di bevanda dopante nello zaino), su un Ivan sempre più portafortuna in trasferta, sulla carichissima accoppiata Max-Gibbo, sulle valenti Barbara e Justin, nonché su Lucio (sempre più barbuto e sempre più pronto a girare il seguito di “Trainspotting”), oggi accompagnato dalla Fre.
Partenza –anche oggi stranamente in orario, mi sto drammaticamente abituando ad essere puntuale e la cosa un pò mi preoccupa- alle 12.45, il viaggio scorre tranquillissimo ed in men che non si dica siamo a Piacenza. Ritrovati, davanti al settore ospiti, i componenti delle nostre sezioni esuli, si entra e, come al solito, le uniche rogne della giornata arrivano dai controlli all’ingresso: nonostante trattative diplomatiche degne di un summit di pace in Medioriente, gli stendardi non vengono fatti entrare e tocca quindi riportali indietro.
Superate, finalmente, queste forche caudine, riusciamo ad entrare, sistemandoci –come già nelle precedenti trasferte- al fianco di Forever Ultras e Freak.
I Bolognesi presenti all’interno sono circa un migliaio (qualcuno meno rispetto alle ottimistiche previsioni che parlavano di 1500 rossoblu diretti a Piacenza) ed occupano due “spicchi” della curva ospiti, a differenza del consueto unico settore riservatoci gli anni scorsi, quando le presenze erano state decisamente meno numerose.
Si comincia a cantare già prima della partita e, per quanto il tifo non raggiunga mai –purtroppo- livelli di particolare rilievo, i cori rimbombano nel silenzio del Garilli quasi come in una cattedrale: lo stadio piacentino è infatti desolatamente vuoto (le presenze complessive saranno alla fine meno di 4000) e la curva di casa è qualcosa di angosciante. Un’unica pezza (molto bella, peraltro) attaccata a centro curva e dietro di quella –in “parterre”- un gruppo discretamente compatto di non più di duecento persone; difficile –meglio dire impossibile- giudicarli dal punto di vista del tifo, non avendoli mai sentiti neppure in un’occasione; più tardi mi sarà riferito che gli unici due cori lanciati dalla Curva Nord sono stati di insulto nei nostri confronti. Rispetto all’anno scorso, quando erano posizionati in gradinata e cercavano perlomeno di colorare il settore con bandiere e bandieroni, decisamente un passo indietro enorme.
In sintesi, una tristezza unica, emblematica di quello che può diventare uno stadio quando assenza di risultati, caro-biglietti, repressione ed “alternativa televisiva” spengono la passione di un pubblico; in ogni caso, massimo rispetto per quei pochi che in una realtà non facile come quella di Piacenza si impegnano a portare avanti un barlume di tifo, cercando di mantenere viva una Curva che purtroppo appare da anni in stato di coma profondo.
Nonostante le favorevoli condizioni ambientali (è quasi come giocare in casa) il nostro tifo stenta a decollare, e la partita non alimenta certo molti entusiasmi; è il Piacenza che rischia infatti di passare
clamorosamente in vantaggio, evitato grazie ad una benedetta traversa che devia una punizione battuta da Patrascu. Da sottolineare comunque un “LA GENTE VUOL SAPERE” dai decibel addirittura clamorosi, che rimbomba nello stadio e spalanca pure le finestre dei palazzi che si affacciano sul Garilli: sarebbero questi i livelli sonori che ci competono e che dovremmo mantenere.
Ripresa di marca rossoblu, anche il tifo sugli spalti si riaccende ed esplode dopo la fortunosa rete di Mingazzini: il volume finalmente si alza e riusciamo anche a realizzare tre sciarpate di fila, per quanto solo la prima riesca realmente bene.
Finisce 0-1, finalmente la maledizione del Garilli è stata piegata, i tre punti proiettano i rossoblu al quinto posto, sempre a cinque gradini dalla vetta, ma con un orizzonte che sembra decisamente più sereno di quanto non apparisse soltanto due settimane fa.
C’è tempo di salutare Piacenza facendo carosello, premendo sul clacson e sventolando le sciarpe assieme al fiume di Bolognesi che dallo stadio si riversano in direzione dell’autostrada: è in momenti come questi –aldilà del risultato- che ci si sente fieri di essere al fianco del Bologna, è in momenti come questi –come nei giorni delle sconfitte più nere- che si avverte l’orgoglio unico di indossare i colori rossoblu.
Bomber
LA
TRASFERTA A CESENA (29-09-2007)
Nonostante il pareggio subito in extremis contro il Brescia martedì sera e la conseguente posizione in classifica, non così brillante quanto si sperava ad inizio stagione, la molla per il derby contro il Cesena sembra ugualmente carica e l’attesa durante la settimana pare ugualmente forte.
Per fortuna, quest’anno non si ripetono i soliti neurodeliri per trovare i biglietti (l’anno scorso reperire i tagliandi era stato facile quanto andare sull’Everest in barca a vela), presto esauriti in parecchie filiali.
Alla fine, risulteranno circa 1500 (forse anche di più) i Bolognesi presenti in quel di piadinaland; noi come Gruppo Controtendenza riusciamo a “mobilitarci” in una ventina, scegliendo, causa necessità di orario, di muoverci in auto piuttosto che in treno o pullman.
Ritrovo per le 13.30 al Bowling di San Lazzaro, incredibilmente riusciamo (riesco, in particolar modo) a rispettare l’orario di ritrovo evitando il classico quarto d’ora accademico di snervante attesa degli assenti. All’appello sono dunque presenti il giovane Inglese (che sta bene con tutto, anche con la sportina di cartone con cui poi girerà per Cesena), il Segretario Sesar al ritorno in trasferta dopo un discreto lasso di tempo, l’ormai imprescindibile Ivan (addirittura alla seconda di fila!), il modaiolo Elia (stranamente, senza la maglietta a righe, ma ugualmente carico), un Alpha più coperto che mai (giacca + felpa +maglietta + cappellino, il tutto in una combo con cui una persona normale sarebbe in grado di mantenersi al caldo perfino in Antartide, figuriamoci in una pianura padana inondata dal sole autunnale), l’ottimo Max –presente assieme ad un amico-, la carichissima Barbara ed il sottoscritto Pres, sotto l’effetto doping operato da un Red Bull in orario di pranzo.
Al Gruppo si uniscono poi l’imperturbabile Steve (in compagnia di Cristiano “il romano”), il rapido Ab (oggi, purtroppo, non alla guida), oltre ad un cospicuo gruppetto di forumisti (un saluto a Tico, MisterT, Baggio e Vince).
La carica c’è, partiamo in direzione romagnamia ma, tempo di imboccare la prima rotonda, ecco che già il mini-corteo si è sfaldato: ogni auto ha preso una direzione diversa; dopo qualche attimo di smarrimento, però, passa la paura, e grazie all’imprescindibile tecnologia telefonica portatile manteniamo i contatti stabilendo infine di ritrovarci tutti al casello di Cesena.
Viaggio che scorre tranquillissimo, accompagnato dalle note puramente rock di Bruce Springsteen, che carica la molla e tramuta il panorama emiliano-romagnolo trasportandoci in Texas.
La fase onirica termina al casello di Cesena, dove riusciamo a ricompattarci con le altre macchine e, durante l’attesa, ad ammirare alcuni splendidi esemplari di cesenati che blaterano qualche insulto dall’auto lanciata ai 120. Eroici!
Nulla da segnalare nemmeno nel tragitto fino allo stadio; i problemi arrivano invece ai controlli prima di entrare, tra zelanti dirigenti di polizia che sequestrano un paio di aste dalle nostre bandiere e celerini che a momenti verificano anche l’elastico delle mutande.
Terminato il delirio, finalmente –sono le 15.15- entriamo al Manuzzi e ci sistemiamo al fianco di Ultras e Freak e di diversi amici Ravennati; nel frattempo l’anello superiore del settore ospiti si va riempiendo, e alla fine risulterà bello stipato tanto da costringere alcuni tifosi rossoblu a trasferirsi nell’anello basso.
La carica e l’entusiasmo non mancano, con cori potenti e seguiti da tutto il settore già dal prepartita; nonostante i timori di un classico “calo di tensione”, il tifo si mantiene invece su ottimi livelli per tutto il primo tempo, con un paio di cori che fanno tremare il settore: particolarmente spettacolare un “DAI BOLOGNA DAI BOLOGNA EH!” che rimbomba assordante nel Manuzzi, a cui i cesenati rispondono con bordate di fischi.
La Curva Mare pare oggi particolarmente sottotono e assolutamente in calo rispetto agli anni passati; poco colore, pochissime bandierine (ovviamente nessuno striscione), anche come decibel i romagnoli non paiono in grande forma, facendosi sentire solamente in un paio di occasioni. Certamente il fatto di cantare continuamente non ci aiuta a sentirli, ma anche visivamente i cesenati paiono spenti: pochi battimani, poco movimento.
Il rigore sbagliato da Adailton smorza un po’ i nostri entusiasmi e riaccende i bianconeri; l’andamento della partita, con un Bologna che preme ed il Cesena indietro a difendersi, ricorda l’assalto a Fort Apache, specialmente nel secondo tempo. E’ proprio nella seconda metà che il tifo rossoblu, dopo una fase di calo, riprende di tono; ma, nonostante la spinta che arriva dagli spalti (spettacolare Mingazzini che, in occasione di un paio di calci d’angolo, viene sotto il settore ad incitarci ulteriormente) il Bologna non riesce a sfondare la barricata eretta dal Cesena: termina così 0-0, con soltanto un punto raccolto che –dal punto di vista della classifica- pesa quasi come una sconfitta.
Rientro a Bologna che fila liscio, occupando il tempo con astrusi calcoli su posizioni di classifica reali o presunte; sono ormai le 20.30 quando ci salutiamo al Bowling, passandoci un’unica “parola d’ordine”: esserci sabato contro il Lecce, e cercare ancora una volta di spingere con il nostro entusiasmo il Bologna al risultato.
Bomber
LA
TRASFERTA A TRIESTE (22-09-2007)
VINCI PER NOI!
E finalmente alla terza trasferta dell’anno si riesce ad organizzare un pulmino come si deve. Anzi in realtà i pulmini sarebbero dovuti essere due, ma se un giorno vi capiterà d’affrontare il magico mondo del noleggio pulmini 9 posti, armatevi di santa pazienza e forse riuscirete ad uscirne vivi. In alternativa un fondo spese illimitato potrebbe essere di vostro vantaggio, ma non era il nostro caso.
Dicevamo: un pulmino da 9 e 2 macchine. Orario di ritrovo alle 9 e 30, alle 10 siamo la metà, alle 10 e 15 perdiamo dei pezzi, alle 10 e 30 ci ricomponiamo, alle 10 35 si parte, dopo 10 minuti ci riperdiamo: quando si dice organizzazione Filini…; dopo un’ora, una macchina è a Mestre, una a Rovigo, il pulmino è a Padova: della serie uniti e compatti.
VINCI PER NOI!
Dimenticavo, è la prima vera trasferta del gruppo quest’anno, (a Spezia eravamo giusto in 4 e ad Avellino era a porte chiuse), un gruppo che in sintonia col Bologna ha cambiato volto, con innesti importanti, giunti in terra controtendenza nel convulso mercato estivo. Max, ottimo terzino fluidificante, dotato di fisico snello ma scattante, si è dedicato alla causa con spirito di sacrificio, unica pecca, nei contrasti in difesa spesso travolge i propri compagni di reparto lasciando segni evidenti sul loro corpo. Lucio, fantasista e fantasioso centrocampista avanzato munito di pancetta, porta una ventata d’aria caraibica marocchina e si trova subito in sintonia col suo nuovo compagno di reparto, il massiccio Elia. Barbara, il suo ruolo agli occhi di scrive è ancora poco chiaro (sicuramente per una mia deficienza nell’inquadrare l’animo femminile), ma evidenzia buone doti tecniche e soprattutto una gran gentilezza verso i suoi nuovi compagni. Justin, il gran colpo di mercato dell’ultimo secondo: un po’ come l’affare Adailton, è stata a lungo corteggiata dal nostro presidente e nonostante le sue iniziali ritrosie a cambiare squadra (una postazione in curva non si cambia tanto facilmente) alla fine si è decisa ad entrare nelle fila controtendenza: evidenzia da subito buone capacità d’inserimento e di gruppo e se non fosse una definizione un po’ ambigua, la si potrebbe definire “donna spogliatoio”. Insomma un ottimo innesto, unica pecca, quando vede Marazzina si trasforma in una teen-ager urlante e la cosa esaspera gli animi dei trogloditi-maschilisti-misantropi del gruppo, di cui orgogliosamente faccio parte.
VINCI PER NOI!
E ovviamente a questa trasferta non poteva mancare lo zoccolo duro dei trafertisti: il giovane ragazzo inglese, munito di figlia (la piccola) al seguito, il massiccio elia munito del suo solito campionario di stati d’animo che vanno dall’abbacchiato cronico alla fattanza sonnacchiosa e il sottoscritto munito d’improvvisa sobrietà e lucidità di riflessi. Ad essi si aggiungono il presidentissimo bomber e alpha, che miracolosamente partecipano ad una trasferta, ivan, che oramai è assodato che porta bene visto che quando viene in trasferta si vince sempre e di gusto, steve fido compagno di viaggio di max (mi giunge dalla regia che ha una malsana passione per ramazzotti, da cui prendo spunto per informare dell’avvento della polizia dittatoriale della musica all’interno del gruppo, che non permetterà mai più simili cadute di stile) e un manipolo (vabbè, tre, però manipolo è un termine che fa figo) di giovani ragazzotti raccattati (a forza) sul forum rossoblu, possibili nuovi innesti del mercato di riparazione, il tutto però dipende dalla voglia del presidente di mettere mano…
VINCI PER NOI!
Ma torniamo alla trasferta. Ad altezza Udine, per motivi ancora oscuri e tutt’ora la vaglio della polizia stradale, il pulmino distanzia tutte le macchine, con una che arranca nella tangenziale di mestre e l’altra dalle parti di portogruaro. Al casello di Trieste il pulmino e la macchina si ricompattano e decidono di proseguire alla volta dell’agriturismo, mentre la seconda macchina si è accodata all’autubus della vecchia guardia che doveva arrivare al nostro stesso posto. Il problema era trovarlo questo posto, le mie indicazioni dicevano “arriva al paese tal dei tali e li chiedi perché in questo paese le vie non hanno nome” Il problema che il paese tal dei tali sembrava il set di un film di sergio leone, dove le uniche forme di vita erano una balla d’erba che rotolava e una vecchietta forse già più di la che di qua che parlava una lingua estinta una mezza dozzina di secoli fa.
VINCI PER NOI!
Però alla fine l’agriturismo compare all’orizzonte e i vostri eroi prendono posto in un grazioso terrazzino esterno ed inizia la libagione che comprende in ordine sparso: una sottospecie di canederlo non in brodo ma con ragù-di-qualcosa attorno (voto 9); una crepe di spinaci-e-altre-cose-verdi candidamente adagiata in un mare di burro fuso (voto 5); straccetti di carne e funghi freschi (voto 8); zucchine, melanzane e lonza di maiale fritte (voto 8); cevapceci, credo, con salsa piccante (voto 6), peperonata-per-tergiversare (voto 6), salsiccia, fagioli e polenta (voto 7), torta di pere (senza voto, che odio le pere), vinello bianco ab limitum di discreta qualità, amari di dubbia provenienza e grappe mortali il tutto a 20 euri a cranio. Oserei dire per nulla male. Durante il pranzo ci raggiunge la vecchia guardia, mentre la seconda macchina, per cause ancora al vaglio della polizia di frontiera, si è persa nel paese e voci incontrollate davano i suoi componenti obbligati ad ubriacarsi in un ristoro per camionisti slavi. La voce non è stata né confermata né smentita, fatto sta che sono sopravvissuti e questa è la cosa più importante.
VINCI PER NOI!
Barcollanti si ritorna sul pulmino e dopo aver ammirato le bellezze architettoniche del complesso di melara (un incubo d’edilizia popolare anni 70, al cui confronto il virgolone del pilastro sembra un castello della Loira) si arriva al Nereo Rocco. Superati i controlli di rito (decisamente blandi e “umani”, oramai sono sempre più convinto che quello che passiamo noi al Dall’Ara sia una sorta d’esperimento perverso nei confronti dei tifosi) ci appostiamo nella parte alta del settore ospiti di fianco agli ultras, attacchiamo le nostre due nuove pezze “io tifo bologna” e quella “BFC con croce su sfondo blu”, srotoliamo le bandiere che sono talmente tante da non riuscire a sventolarle tutte insieme senza causare incidenti aerei, ritroviamo i componenti della macchina dispersa, inizia la partita e iniziamo a cantare.
VINCI PER NOI!
Siamo all’incirca in 300, c’era chi si aspettava di più, onestamente ho smesso di pormelo come un problema. Nel primo tempo facciamo un buon tifo, ma nulla di trascendentale. I triestini, probabilmente decimati da più di un solo problema (onestamente non conosco nel dettaglio la loro situazione interna ma credo che non debba essere semplice) sono veramente in pochi e la loro curva si fa sentire poche volte. Non hanno striscioni, ma solo qualche pezza e una bandiera italiana.
Nel secondo tempo, complice anche l’entusiasmo del risultato, il nostro tifo sale di tono e costanza e raggiunge l’apice nei “15 VINCI PER NOI” ripetuti a cui fanno eco anche le risposte scherzose dei triestini, in una scarpata, in una magliata, e in un paio di vecchi cori anni 70. Era un bel po’ che non mi divertivo tanto in curva. Da segnalare la presenza di stewart donne di cui un paio decisamente carine.
VINCI PER NOI!
Si riparte felici, talmente felici che dopo mezz’ora che sto guidando m’accorgo di essere praticamente l’unico sveglio, mentre i famosi tramonti a nord-est mi fanno compagnia. Sosta all’autogrill di Cessalto e in preda ad una crisi mistica agevolata da un pulmino di zingari che spara musica zigana a volumi impensabili, decido di farmi venire a recuperare dalla mia ragazza che abita da quelle parti e mi lascio abbandonare all’autogrill. Gli altri proseguono verso Bologna, mentre nell’attesa faccio amicizia con un camionista rumeno che mi offre una birra.