Oggi è lunedì e finalmente ritrovo un po' di freschezza mentale per tentare di ripercorrere le tappe della più lunga (e al momento più divertente) trasferta della stagione. Apro il notes dove mi ero appuntato un po' di cose consapevole del fatto che me ne sarei dimenticate e inizio a sghignazzare.
Ma procediamo con ordine.
Ritrovo in bocciofila all'una di notte, per la prima volta nella mia vita sono addirittura in anticipo di 5 minuti. Giusto il tempo di sistemarsi, riempire il ducato 9 posti con il materiale e si parte. Con noi controtendenza (rappresentati, oltre da me, da Claudio, immancabile come sempre, e da Elia) ci sono 2 Fedelissimi (Maddy e Brian), Faggio degli All the Bancons e Giada, Tommy e Simone a titolo personale, mentre nell'altro pulmino sono in 6 della Vecchia Guardia.
Primo turno di guida a Claudio che ci assicura resistenza e affidabilità, ma forse per la nebbia, forse stremato dalle improbabili e improponibili performance canore del pulmino che si esibisce un repertorio musicale raccapricciante, ad altezza di Pesaro alza bandiera bianca. Sosta in autogrill, birretta rifocillante, pisciata in un cesso che sembra uscito da un ritrovo di punkabbestia in vena di vomitare ovunque e si riparte. Sono oramai le 4 di notte, Claudio da una mezz'ora buona ci allieta con una ronfata leggera, e la voglia di far balotta si attenua e chi più chi meno cerca di riposarsi (dormire è una parola grossa). Faccio giusto in tempo a perdere conoscenza, che vengo svegliato dalla seconda sosta, in un autogrill in Molise dove incrociamo un gruppo di cacciatori in tenuta mimetica e dove ci ricombattiamo col pulmino della Vecchia Guardia perso di vista nelle nebbie padane. Faggio lascia la guida a Simone e si riparte, mentre ad est inizia lentamente ad albeggiare. Terza sosta in un autogrill a Cerignola, autogrill che sembra congelato nel tempo, con un'estetica anni '80, dove anche i giochi per bambini risalgono a quell'epoca. Bomboloni alla Nutella, la giada che continua a bere la stessa birra aperta a Rimini, probabile comparsata del "nano malefico", ma questo è un capitolo a parte...
A Taranto prendo il timone del pulmino e per allietarmi la guida, cazzeggiando tra varie stazioni radio, ci si imbatte su radio Ciccio, che alle 8 del mattino di sabato manda in onda un programma per bambini: solo canzoni di cartoni animati. Per uno strano caso del destino è claudio quello che ne conosce di più, mentre dai sedili posteriori fanno a gara a chi mi trapana i timpani. S'imbocca la statale 106 ionica, oramai famosa per le pattuglie di polizia/carabinieri/guardia di finanza/polizia municipale (mancava solo la guardia forestale), appostate ogni 5 km con autovelox puntati ovunque. Se non abbiamo preso una multa è un miracolo. Ma quanto cazzo manca a crotone? Boh, si va avanti e non si arriva mai, forse un'ora, forse 50 km. Passa un'ora, ma i cartelli indicano sempre 50 km. Qualcosa non quadra e il malumore inizia a serpeggiare. Solo l'ascolto per la trentesima volta dell'inno del Bologna riesce a far salire un po' la fotta (tralasciamo tutto ciò che riguarda il frosinone...). Ci si ricombatta col pulmino della Vecchia e facciamo tappa a casa di una zia di Ivano, che ci prenota un ristorante sulla spiaggia. Arriviamo li a mezzogiorno, giusto il tempo di tirare due sassi in mare, fare un centinaio di foto mentre fuori fanno 20 gradi ed entriamo nel ristorante. Bene, finalmente posso ubriacarmi. Concordiamo un menù incredibile a prezzo irrisorio: bis di primi a base di pesce, tris di secondi a base di pesce, vino a volontà (14 bottiglie per 16 persone è una media niente male, soprattutto a pranzo), dolcetti, caffè ammazzacaffè, alla modica cifra di 15 euro! Cose che a Bologna per questa cifra ci mangi un primo e un caffè, se ti va bene. La cameriere Svita (giuro, si chiamava così) alza il livello ormonale della tavolata e forse altro, Claudio diventa sempre più bresco, Elia invece si trattiene, mentre io inizio a carburare per bene. Si riparte, ma quanto manca a Crotone? Passano 5 minuti e vediamo un cartello. Indovinate quanto indica? 48 km a Crotone!! Si inizia a pensare che ci stanno prendendo per il culo. Giusto il tempo per risentire per la quarantesima volta l'inno del Bologna (quello del frosinone è diventato tabù) che ci affiancano due macchine della d i gos, ci dicono di fermarci e una volta capito chi siamo ci scortano in un parcheggio dove inizia una perquisizione che dir minuziosa è dir poco. Guardano dentro il pulmino un po' ovunque, tirano fuori il raccoglitore dei cd e mi fanno: " e questo cos'è?" " avrebbe tutta l'aria di un raccoglitore di cd" rispondo in modo sarcastico e lui: "beh controlliamo lo stesso!" questo per farvi capire il livelloÉintanto arriva l'autobus dei club, aspettiamo che perquisiscano anche loro e poi si parte tutti scortati alla volta dello stadio, facendo un giro panoramico della città che di panoramico ha ben poco.
Finalmente alle 15 e 30 dopo 14 ore di viaggio siamo arrivati. Finalmente posso aprire il coca e rum che con tanto ammmmore mi ero preparato. Finalmente entriamo allo Scida. Finalmente attacchiamo il cazzetto controtendenza. Finalmente possiamo cantare con tutto il fiato che abbiamo in gola. Eccheccazzo, abbiamo fatto 1000km e di certo non ci risparmiamo. La partita inizia che neanche me n'accorgo, un po' perché distratto dal coca e rum che passa di mano in mano, un po' perché abbiamo il sole puntato in faccia, un po' perché sono talmente felice di essere li che inizio ad entrare in quello stato di trans (-agonistica) che mi accompagnerà fino a Faenza nel viaggio di ritorno, quando riacquisirò le mie facoltà mentali. Fa un caldo incredibile e la calura mista all'alcool fa le prime vittime: claudio si accascia sulla balaustra e non si sa bene con quali forze continua a reggersi in piedi. Capitolo partita: una discreta schifezza. Capitolo tifo: bello! Bello forse è un aggettivo che può sembrar banale, ma è l'unico che a mio avviso riassume quello che abbiamo fatto durante i 90 minuti. Bello, per le sensazioni che mi ha lasciato dentro. Bello perché praticamente tutti partecipavano al tifo. Bello perché c'era una coordinazione tra i vari gruppi che al dall'Ara che la sognamo. Bello perché eravamo coloratissimi. Bello perché ogni volta che incrociavi lo sguardo di qualcuno leggevi l'orgoglio di essere arrivato fino a Crotone per sostenere i nostri colori. Bello perché eravamo belli. E la chiudo qui, che poi mi sembra di scrivere il libro cuore 2.
Nel frattempo finisce la partita e allo stesso tempo finisce il coca e rum e probabilmente anche la mia capacità di ricordare quello che è successo dopo. Per sommi capi so una volta risaliti sul pulmino mi sono lanciato in un monologo di 2 ore su argomenti di cultura alta, che spaziavano dalla differenza fra orgasmo clitorideo e quello vaginale, con una breve dissertazione su certi succhi di frutta, per poi impezzare la maddy con la storia della mia vita, mentre fuori calava la nebbia e il tempo scorreva ad una velocità incredibile. Pare che verso pescara, per la fortuna degli altri, mi sia spento e mi sono unito alle ronfate di Claudio e Brian che facevano a gara a chi avrebbe dormito di più per tutto il viaggio.
Non c'è tanto altro da dire, siamo arrivati a Bologna alle 6 del mattino e difficilmente scorderò l'intensità di queste 30 ore in cui abbiamo attraversato l'Italia avanti e indietro per il Bologna e per il piacere di condividere un'emozione, un'idea o una fede, scegliete voi.
Gianluca
LA
TRASFERTA A BRESCIA (22-12-2006)
Sono
le 2 di notte. Casa. Appena tornato da Brescia. Trasferta,
il 22 dicembre, un freddo della madonna, le mani ghiacciate,
lo schermo che traballa, un pareggio inutile (o utilissimo
a seconda dei punti di vista), un secondo tempo inguardabile
(e infatti chi l'ha visto?), uno stadio vuoto, un pulmino
strapieno, un tifo comunque encomiabile, sia di qua
che di là..Questa è la sintesi, in soldoni.
Il
racconto inizia ora:
"Cazzo,
sono in ritardo, in fottuto ritardo..c'è un traffico
incredibile", dalla bolognina alla bocciofila ci
metto circa un'ora bestemmiando nel traffico in 12 lingue
di cui solo 8 conosciute.
Arrivo,
giusto in tempo per fiondarmi nel pulmino che sta partendo
e di aprire la prima birretta, giusto per gradire. Trasferta
Controtendenza in pulmino, anche se in realtà guida
lalle della Vecchia Guardia, ma questi sono particolari..
Rispondono
all'appello il presidente astemio (Bomber), Claudio
l'Inglese, il sottoscritto, Pippo alla sua prima esperienza
col gruppo (sperando che ce ne siano ancora), il prode
e fornito di bar Baldo, l'indomito ma a tratti introspettivo
Sesar, il riservato e dallo sguardo impenetrabile Filippo.
Il
viaggio procede tranquillo tra birre, bottiglie di vino
di un certo livello (portate da me medesimo), panini
assortiti, aneddoti chiacchiere e quant'altro. E intanto
sale il tasso alcolico, la vescica si riempie, si susseguono
i caselli, Sirmione, Desenzano, ecco Brescia!
Ma
in quanti siamo stasera? Ci chiediamo un po' preoccupati
per la possibile risposta."Io ho sentito che sono
stati venduti 200 biglietti" mormora Sesar all'apice
del suo momento introspettivo..breve momento di silenzio..
"Nooo, impossibile" affermo deciso, all'apice
di un sorso di vino..
Punto
di raccolta in un parcheggio da qualche parte in qualche
luogo della periferia di Brescia; si sale sugli autobus
con le grate; mi guardo attorno; cazzo siamo veramente
solo in 200; ma come cazzo è possibile? Però che belli
che sono questi autobus...che decadenza. Mi sembra di
essere un detenuto della Luisiana, se non fosse che
fan due gradi sotto zero.
Sfiliamo
in 200 per Brescia, mandando a cagare qualunque essere
umano si frappone al nostro cammino, compreso un omaccione
a spasso con la sua bella che poi ci saluta con una
sciarpa del Bologna che poi nasconde dentro il cappotto.
Si
arriva al Rigamonti. Il primo pensiero è "che schifo".
Il secondo "passami quel vodka orange!". Stadio
orribile, praticamente deserto nei distinti, curva del
Brescia spaccata in due (una parte è di fianco a noi,
ma coperta, peccato, da dei teli). Sistema lo striscione,
monta la bandiera, apri il "bar", prepara
la "sigaretta", prendi posizione, fischio
d'inizio.
Premessa:
non si vede nulla. Dal punto in cui siamo già distinguere
i colori della maglie è qualcosa. La distanza fa il
suo, la rete di "protezione" collabora, i
fumogeni e torce (copiosi sia da una parte che dall'altra)
fanno il resto. Quindi non so dirvi se i rigori c'erano,
se Brioschi ("Ma dai?!? Ha segnato Brioschi?!?")
ha segnato facendo fallo, se in campo c'erano Zauli
o Meghni o entrambi, se la difesa era a 3 o a 4. Non
lo so, non mi è mai veramente interessato. "Pier,
passa quel cocktail!" "Forza Bologna!"
"Sventola la bandiera!" "Alè Bologna!"
"Come è finito il cocktail?!?".
Tre
fischi, finito il primo tempo. Tè caldo (a Brescia solo
tè caldo, niente borghetti, non c'era), un twix perché
gli zuccheri fanno bene "Pier, apri l'altra bottiglia,
si quella col coca e rum!"
Inizia
il secondo tempo, ospitiamo una rappresentanza femminile
"transfuga", con sommo stupore di tutto il
gruppo, io e il presidente ci guardiamo perplessi, sarebbe
la volta buona che lui iniziasse a bere ma niente, il
ragazzo rimane astemio. Ma, giuro, prima o poi cederà!
Pur
non vedendola, la partita intendo, capiamo che il secondo
tempo è una cosa inguardabile e se un punto riusciremo
a guadagnare sarà cosa buona e giusta, ma sembra che
il punto sia già segnato con largo anticipo. Tre fischi,
tutti a casa, anzi prima tutti sull'autobus con le grate.
Non c'è niente da fare, mi piacciono, soprattutto ora
che la temperatura è di un bel po' sotto zero ma il
calore interno, derivante da più parti, riscalda, eccome
se riscalda. All'esterno niente da segnalare, soprattutto
per il fatto che non è mai esistito un esterno dove
muoversi.
Di
nuovo sul pulmino, un autogrill, un panino, un paio
di birre free, racconti privati di viaggi e situazioni,
200 km neanche 2 ore, Modena nord, Modena sud, Bologna
Casalecchio, casa.
Gianluca
LA
TRASFERTA A VERONA (02-12-2006)
Gruppo
Controtendenza particolarmente rappresentato in questa
trasferta in terra scaligera.
All'appuntamento
per la partenza alle 11 in bocciofila si presenta il
sottoscritto (con ritardo canonico e mal di testa post
qualcosa altrettanto canonico), il giovane presidentissimo,
il magro Elia munito della sua dolce metà, l'Inglese
con figlioletta e altri due ragazzi che ci seguiranno
nel tour gastronomico prepartita. Viaggio tranquillo,
io e il presidente disquisiamo sui massimi sistemi con
breve escursione sul significato recondito del piacere
di una cacata e senza accorgecene ci ritroviamo al casello
di Verona sud.
Raggiungiamo
la meta tanto agognata: il Bentegodi? No, il ristorante,
che da quando siamo partiti l'Inglese si lamenta di
aver fame. Lamento che sarà il leit motiv della giornata.
Prendiamo posto e del buon vino, che subito riscalda
gli animi, ma ecco che un sottile dubbio si insinua
sottobanco tra i partecipanti al convivio: "Ma
quei due camerieri non è che….?", "Ma hai
sentito come parlavano..?", "No dai..dici?",
"Si si, dai è chiaro come il sole, hai visto che
sguardo hanno lanciato al presidente e come gesticolavano
quando parlavano del culatello?"
L'occhio
del presidentissimo si illumina e complice il vino le
gag si sprecano. Sembra che sia nata una storia d'amore,
ma qui entriamo nel campo delle illazioni e solo la
storia darà una risposta chiara e inequivocabile ai
legittimi dubbi. Tutto procede liscio, con l'Inglese
che continua a lamentarsi di avere fame e, insaziabile
e senza ritegno, mendica cibo da ogni piatto arrivando
anche a fregare la mousse al cioccolato di sua figlia.
Caffè, ammazzacaffè, giro di grappa, 20 euro a testa
e si esce soddisfatti; tranne l'Inglese rinominato per
l'occasione "pozzo senza fondo".
Si
riparte, direzione Bentegodi. Il mio dopo-sbronza del
venerdì è finalmente alle spalle sedato con la più tranquilla
e gestibile sbronza post pranzo. Gita turistica in vari
quartieri periferici, visto che mi perdo giusto un paio
di volte.
Ore
15,30; arriviamo al Bentegodi, miracolosamente in orario.
Parcheggio comodo dietro la curva ospiti. Sistemazione
dello striscione di fianco a quello della Vecchia Guardia.
Bentegodi praticamente deserto, tranne l'anello centrale
della loro curva dove i veronesi sono molto compatti
ed esibiscono grandi stendardi, onestamente molto belli.
Da segnalare uno striscione in ricordo di Julien, tifoso
del Paris Saint-Germain ucciso qualche giorno prima
da un poliziotto in circostanze ancora da chiarire (ma
ci sarà la volontà?) in entrambe le curve.
Presenza
nostra stimata in poco più di 700 unità, tutte quelle
che sono state possibili visto che i biglietti sono
andati tutti esauriti e le richieste di procurarne degli
altri non esaudite. Parto alle ricerca dell'uomo del
borghetti, ma quando incontro l'umarell scaligero con
le bevande lui m'informa che la partita è considerata
a rischio e non ci sono alcolici. Bestemmie assortite,
insulti verso questo e quello, poi rassegnato porto
la triste notizia al magro Elia, che per la disperazione
perde all'improvviso un chiletto abbondante.
Fischio
d'inizio. Il Bologna aspetta un po' a carburare e anche
noi, ma quando Marazzina si inventa quello splendido
goal, la nostra curva si accende e iniziamo a fare un
gran tifo, con poche pause, cori lunghi e ben tenuti.
Sembra che siamo tornati tutti compatti. Veronesi poco
pervenuti a livello di canto, sentiti solo due volte,
ma non si capiva una parola.
La
partita dopo il goal dà poche emozioni e il Bologna
sembra voler amministrare il risultato. Da segnalare
la protesta degli Ultras contro il progetto di "Romilia"
presentato in settimana. Personalmente, non ho partecipato
alla protesta pur condividendone alcuni aspetti. Ma
questa non è la sede per parlarne.
Il
secondo tempo segue la falsariga del primo: in campo
il Bologna amministra, il Verona ci prova ma raramente
punge anche per via di un attacco imbarazzante; sugli
spalti noi continuiamo a fare un buon tifo, cori e sciarpata
di buon livello. Un gruppetto dalla tribuna prova a
far partire un coro contro di noi e tra le risate generali
vengono invitati a trovar miglior fortuna altrove..
Il Verona ci prova fino all'ultimo, con il loro portiere
che si spinge in attacco, ma con l'ultimo tiro di Pedrelli,
che finisce lontano dallo specchio, si esaurisce la
spinta degli scaligeri. Triplice fischio e tutta la
squadra sotto la curva a prendersi i meritati applausi,
per una vittoria forse non bella ma che fa capire che
questo Bologna può e deve vincere su ogni campo.
Gianluca
LA
TRASFERTA A NAPOLI (18-11-2006)
E
finalmente ritorno a Bologna dopo un fine settimana
in terra partenopea.
La
trasferta del 18 novembre l’avevo segnata con un pallino
rosso appena visto il calendario della B. E’ stata la
mia prima trasferta così lunga, la prima volta al S.
Paolo, la prima volta con la responsabilità della striscione
di un gruppo, insomma questa partita ha avuto più di
un significato. Ma veniamo alla cronaca di questa due
giorni. Parto il venerdì in treno (che la sera sono
ospite) da solo, maglietta “Io Tifo Bologna” sotto la
felpa a mo’ di talismano, cappellino Controtendenza
in testa. Viaggio tranquillo, ma quando il gruppo di
militari napoletani di ritorno a casa mi inizia a guardare
storto e a confabulare tra loro, decido che è meglio
togliersi colori che possono creare dissapori.
Arriva
il giorno della partita, allo stadio ci devo andare
a piedi, da solo. Infilo tutto nello zaino e per evitare
casini mi presento allo stadio in anticipo, molto in
anticipo, forse troppo. Raggiungo il settore ospiti
alle 14 e 30 e scopro di essere il primo. Sensazione
stranissima. Passo almeno 40 minuti in compagnia solamente
della digos, osservo il S. Paolo riempirsi, mentre dagli
altoparlanti esce della musica truzzo-dance che definire
orripilante è farle un complimento. Due borghetti e
un numero imprecisato di sigarette per allentare la
tensione. Verso le 15,15 iniziano ad arrivare i primi
automuniti con mogli al seguito. A 20 minuti dal fischio
d’inizio sento l’arrivo dei gruppi Ultras. Esco, mi
aggrego a loro e compatti facciamo il nostro chiassoso
ingresso nella tanto famigerata gabbia. [E qui una breve
parentesi sulla gabbia: non ha alcun senso sbatterci
li, intanto non si vede un cazzo, ma questo è il minimo.
Ci sarebbe tutto il settore sopra libero ma non ti fanno
andare se non sei in più di 500. motivo ignoto, tanto
la distanza con la Curva A è la stessa e, anzi, renderebbe
più difficoltoso il lancio dei simpatici regalini scoppiettanti
dei napoletani, che se ci mettessero nella parte superiore
rimbalzerebbero sulla rete e tornerebbero nel loro settore.
Invece stando nella parte sottostante capita che i sempre
più simpatici regalini, s’infilino nei buchi della rete
per ricaderci in testa. Ma tanto si sapeva, quindi si
è tenuto un occhio alla partita e uno alla Curva A e
tutto è filato “liscio”]
Torniamo
alla partita: tutti dentro, posizionamento degli striscioni
(tenuti a mano) sventolio di bandiere, torciata, cori,
sfottò, minuto di silenzio per Merola che rispettiamo
e fischio d’inizio. Siamo circa 300, mi posiziono di
fianco la vecchia guardia e facciamo un buon tifo per
tutto il primo tempo. Dietro di me c’è una ragazzina
di 12 anni che canta indemoniata per tutto il tempo,
ha la maglietta “Io Tifo Bologna” e io quasi mi commuovo.
La partita praticamente non la riesco a vedere, mezzo
campo è coperto dalla visuale di merda, un altro quarto
dalle bandiere che non smettono di sventolare (ma va
bene così) e in più c’è un frastuono che su di me ha
un effetto estraniante che mi fa perdere in particolari
irrilevanti come i cani poliziotto, lo strano ingresso
di sei minatori sulla pista d’atletica (giuro che non
ho assunto droghe) e i movimenti del guardalinee… il
guardalinee, quella merda di Copelli, lo stesso delle
telefonate con Meani, vabbè mi fermo che poi non mi
pubblicano il pezzo.
Rigore,
intoniamo il coro “Siete come la Juve” perché abbiamo
le palle che ci girano, Calaiò tira, Antonioli intuisce
ma non ci arriva, bestemmie che raggiungono il dodicesimo
grado della scala Mercalli, mentre il S. Paolo ruggisce.
Intervallo,
annego il dispiacere nel terzo e quarto borghetti, mentre
apro il secondo pacchetto di sigarette. Nel frattempo
sento una storia sul viaggio degli Ultras in autobus:
una volta usciti dalla tangenziale uno degli autobus
è stato affiancato da simpatici galantuomini napoletani
in motorino, rigorosamente in 2 e senza casco, che tenendo
fede alla loro migliore tradizione di lord inglesi,
hanno scortato l’autobus esprimendo la loro personale
versione della critica alla ragion pura di Kant. Fatto
sta che, forse troppo presi dalla grandezza dei loro
discorsi, si sono dimenticati di essere nel traffico
cittadino franando rovinosamente contro un’innocente
127 riesumata per l’occasione da un umarell partenopeo
tra l’ilarità generale. Son cose che possono risollevare
l’umore di qualsiasi tifoso in preda allo sconforto
per un primo tempo inguardabile e con animo rinnovato
inizia il secondo tempo.
Probabilmente
la storia dei filosofi in motorino l’hanno raccontata
anche negli spogliatoi perché quello che si vede in
campo è un Bologna diverso, che schiaccia un Napoli
che ha rinunciato a giocare. Ci riaccendiamo anche noi,
insieme a qualche torcia. Se ne accorgono anche gli
Ultras del Napoli che passano più tempo a fischiare
le nostre azioni che a intonare cori (mentre per tutto
il primo tempo hanno fatto un ottimo tifo). Ma un palo,
la poca concretezza in attacco, Rosetti che a 15 minuti
dalla fine decide che non dobbiamo più avere una punizione
a favore, decidono di comune accordo che la partita
deve finire 1 a 0. Triplice fischio, tutto lo stadio
canta “Chi non salta è bolognese” facendo temere per
lo sprofondamento del S. Paolo, mentre Bellucci e Castellini
vengono ad applaudirci sotto la gabbia, schivando bottigliette
d’acqua e altre amenità che i civilissimi napoletani
hanno pensato di donargli in quanto religiosissimi e
“il date da bere agli assetati” lo prendono alla lettera
senza troppi distinguo sul come.
Rimaniamo
chiusi dentro lo stadio per 45 minuti e per fortuna
gli Ultras della Curva A ci tengono compagnia lanciandoci
cori di cui non capiamo una parola ma a cui rispondiamo
a dovere con un “Ma come cazzo parlate? Non si capisce,
ma come cazzo parlate?”
Consegno
lo striscione dei Controtendenza a Beba della Vecchia
Guardia (che ringrazio ancora) perché lui torna a Bologna,
mentre io devo attraversare Napoli a piedi e non vorrei
che qualche barbone infreddolito me lo chiedesse per
coprirsi nella fredda notte.
La
partita è andata male, meritavamo il pareggio e abbiamo
perso una buona occasione per far capire che siamo una
delle squadre da battere in questo campionato, ma sugli
spalti abbiamo onorato i nostri colori con un’ottima
prestazione, compatti, belli, colorati e fieri.