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LA TRASFERTA A CROTONE (20-01-2007)

Oggi è lunedì e finalmente ritrovo un po' di freschezza mentale per tentare di ripercorrere le tappe della più lunga (e al momento più divertente) trasferta della stagione. Apro il notes dove mi ero appuntato un po' di cose consapevole del fatto che me ne sarei dimenticate e inizio a sghignazzare.

Ma procediamo con ordine.

Ritrovo in bocciofila all'una di notte, per la prima volta nella mia vita sono addirittura in anticipo di 5 minuti. Giusto il tempo di sistemarsi, riempire il ducato 9 posti con il materiale e si parte. Con noi controtendenza (rappresentati, oltre da me, da Claudio, immancabile come sempre, e da Elia) ci sono 2 Fedelissimi (Maddy e Brian), Faggio degli All the Bancons e Giada, Tommy e Simone a titolo personale, mentre nell'altro pulmino sono in 6 della Vecchia Guardia.

Primo turno di guida a Claudio che ci assicura resistenza e affidabilità, ma forse per la nebbia, forse stremato dalle improbabili e improponibili performance canore del pulmino che si esibisce un repertorio musicale raccapricciante, ad altezza di Pesaro alza bandiera bianca. Sosta in autogrill, birretta rifocillante, pisciata in un cesso che sembra uscito da un ritrovo di punkabbestia in vena di vomitare ovunque e si riparte. Sono oramai le 4 di notte, Claudio da una mezz'ora buona ci allieta con una ronfata leggera, e la voglia di far balotta si attenua e chi più chi meno cerca di riposarsi (dormire è una parola grossa). Faccio giusto in tempo a perdere conoscenza, che vengo svegliato dalla seconda sosta, in un autogrill in Molise dove incrociamo un gruppo di cacciatori in tenuta mimetica e dove ci ricombattiamo col pulmino della Vecchia Guardia perso di vista nelle nebbie padane. Faggio lascia la guida a Simone e si riparte, mentre ad est inizia lentamente ad albeggiare. Terza sosta in un autogrill a Cerignola, autogrill che sembra congelato nel tempo, con un'estetica anni '80, dove anche i giochi per bambini risalgono a quell'epoca. Bomboloni alla Nutella, la giada che continua a bere la stessa birra aperta a Rimini, probabile comparsata del "nano malefico", ma questo è un capitolo a parte...

A Taranto prendo il timone del pulmino e per allietarmi la guida, cazzeggiando tra varie stazioni radio, ci si imbatte su radio Ciccio, che alle 8 del mattino di sabato manda in onda un programma per bambini: solo canzoni di cartoni animati. Per uno strano caso del destino è claudio quello che ne conosce di più, mentre dai sedili posteriori fanno a gara a chi mi trapana i timpani. S'imbocca la statale 106 ionica, oramai famosa per le pattuglie di polizia/carabinieri/guardia di finanza/polizia municipale (mancava solo la guardia forestale), appostate ogni 5 km con autovelox puntati ovunque. Se non abbiamo preso una multa è un miracolo. Ma quanto cazzo manca a crotone? Boh, si va avanti e non si arriva mai, forse un'ora, forse 50 km. Passa un'ora, ma i cartelli indicano sempre 50 km. Qualcosa non quadra e il malumore inizia a serpeggiare. Solo l'ascolto per la trentesima volta dell'inno del Bologna riesce a far salire un po' la fotta (tralasciamo tutto ciò che riguarda il frosinone...). Ci si ricombatta col pulmino della Vecchia e facciamo tappa a casa di una zia di Ivano, che ci prenota un ristorante sulla spiaggia. Arriviamo li a mezzogiorno, giusto il tempo di tirare due sassi in mare, fare un centinaio di foto mentre fuori fanno 20 gradi ed entriamo nel ristorante. Bene, finalmente posso ubriacarmi. Concordiamo un menù incredibile a prezzo irrisorio: bis di primi a base di pesce, tris di secondi a base di pesce, vino a volontà (14 bottiglie per 16 persone è una media niente male, soprattutto a pranzo), dolcetti, caffè ammazzacaffè, alla modica cifra di 15 euro! Cose che a Bologna per questa cifra ci mangi un primo e un caffè, se ti va bene. La cameriere Svita (giuro, si chiamava così) alza il livello ormonale della tavolata e forse altro, Claudio diventa sempre più bresco, Elia invece si trattiene, mentre io inizio a carburare per bene. Si riparte, ma quanto manca a Crotone? Passano 5 minuti e vediamo un cartello. Indovinate quanto indica? 48 km a Crotone!! Si inizia a pensare che ci stanno prendendo per il culo. Giusto il tempo per risentire per la quarantesima volta l'inno del Bologna (quello del frosinone è diventato tabù) che ci affiancano due macchine della d i gos, ci dicono di fermarci e una volta capito chi siamo ci scortano in un parcheggio dove inizia una perquisizione che dir minuziosa è dir poco. Guardano dentro il pulmino un po' ovunque, tirano fuori il raccoglitore dei cd e mi fanno: " e questo cos'è?" " avrebbe tutta l'aria di un raccoglitore di cd" rispondo in modo sarcastico e lui: "beh controlliamo lo stesso!" questo per farvi capire il livelloÉintanto arriva l'autobus dei club, aspettiamo che perquisiscano anche loro e poi si parte tutti scortati alla volta dello stadio, facendo un giro panoramico della città che di panoramico ha ben poco.

Finalmente alle 15 e 30 dopo 14 ore di viaggio siamo arrivati. Finalmente posso aprire il coca e rum che con tanto ammmmore mi ero preparato. Finalmente entriamo allo Scida. Finalmente attacchiamo il cazzetto controtendenza. Finalmente possiamo cantare con tutto il fiato che abbiamo in gola. Eccheccazzo, abbiamo fatto 1000km e di certo non ci risparmiamo. La partita inizia che neanche me n'accorgo, un po' perché distratto dal coca e rum che passa di mano in mano, un po' perché abbiamo il sole puntato in faccia, un po' perché sono talmente felice di essere li che inizio ad entrare in quello stato di trans (-agonistica) che mi accompagnerà fino a Faenza nel viaggio di ritorno, quando riacquisirò le mie facoltà mentali. Fa un caldo incredibile e la calura mista all'alcool fa le prime vittime: claudio si accascia sulla balaustra e non si sa bene con quali forze continua a reggersi in piedi. Capitolo partita: una discreta schifezza. Capitolo tifo: bello! Bello forse è un aggettivo che può sembrar banale, ma è l'unico che a mio avviso riassume quello che abbiamo fatto durante i 90 minuti. Bello, per le sensazioni che mi ha lasciato dentro. Bello perché praticamente tutti partecipavano al tifo. Bello perché c'era una coordinazione tra i vari gruppi che al dall'Ara che la sognamo. Bello perché eravamo coloratissimi. Bello perché ogni volta che incrociavi lo sguardo di qualcuno leggevi l'orgoglio di essere arrivato fino a Crotone per sostenere i nostri colori. Bello perché eravamo belli. E la chiudo qui, che poi mi sembra di scrivere il libro cuore 2.

Nel frattempo finisce la partita e allo stesso tempo finisce il coca e rum e probabilmente anche la mia capacità di ricordare quello che è successo dopo. Per sommi capi so una volta risaliti sul pulmino mi sono lanciato in un monologo di 2 ore su argomenti di cultura alta, che spaziavano dalla differenza fra orgasmo clitorideo e quello vaginale, con una breve dissertazione su certi succhi di frutta, per poi impezzare la maddy con la storia della mia vita, mentre fuori calava la nebbia e il tempo scorreva ad una velocità incredibile. Pare che verso pescara, per la fortuna degli altri, mi sia spento e mi sono unito alle ronfate di Claudio e Brian che facevano a gara a chi avrebbe dormito di più per tutto il viaggio.

Non c'è tanto altro da dire, siamo arrivati a Bologna alle 6 del mattino e difficilmente scorderò l'intensità di queste 30 ore in cui abbiamo attraversato l'Italia avanti e indietro per il Bologna e per il piacere di condividere un'emozione, un'idea o una fede, scegliete voi.

 

Gianluca

 

 

 

LA TRASFERTA A BRESCIA (22-12-2006)

Sono le 2 di notte. Casa. Appena tornato da Brescia. Trasferta, il 22 dicembre, un freddo della madonna, le mani ghiacciate, lo schermo che traballa, un pareggio inutile (o utilissimo a seconda dei punti di vista), un secondo tempo inguardabile (e infatti chi l'ha visto?), uno stadio vuoto, un pulmino strapieno, un tifo comunque encomiabile, sia di qua che di là..Questa è la sintesi, in soldoni.

 

Il racconto inizia ora:

 

"Cazzo, sono in ritardo, in fottuto ritardo..c'è un traffico incredibile", dalla bolognina alla bocciofila ci metto circa un'ora bestemmiando nel traffico in 12 lingue di cui solo 8 conosciute.

Arrivo, giusto in tempo per fiondarmi nel pulmino che sta partendo e di aprire la prima birretta, giusto per gradire. Trasferta Controtendenza in pulmino, anche se in realtà guida lalle della Vecchia Guardia, ma questi sono particolari..

Rispondono all'appello il presidente astemio (Bomber), Claudio l'Inglese, il sottoscritto, Pippo alla sua prima esperienza col gruppo (sperando che ce ne siano ancora), il prode e fornito di bar Baldo, l'indomito ma a tratti introspettivo Sesar, il riservato e dallo sguardo impenetrabile Filippo.

Il viaggio procede tranquillo tra birre, bottiglie di vino di un certo livello (portate da me medesimo), panini assortiti, aneddoti chiacchiere e quant'altro. E intanto sale il tasso alcolico, la vescica si riempie, si susseguono i caselli, Sirmione, Desenzano, ecco Brescia!

Ma in quanti siamo stasera? Ci chiediamo un po' preoccupati per la possibile risposta."Io ho sentito che sono stati venduti 200 biglietti" mormora Sesar all'apice del suo momento introspettivo..breve momento di silenzio.. "Nooo, impossibile" affermo deciso, all'apice di un sorso di vino..

Punto di raccolta in un parcheggio da qualche parte in qualche luogo della periferia di Brescia; si sale sugli autobus con le grate; mi guardo attorno; cazzo siamo veramente solo in 200; ma come cazzo è possibile? Però che belli che sono questi autobus...che decadenza. Mi sembra di essere un detenuto della Luisiana, se non fosse che fan due gradi sotto zero.

Sfiliamo in 200 per Brescia, mandando a cagare qualunque essere umano si frappone al nostro cammino, compreso un omaccione a spasso con la sua bella che poi ci saluta con una sciarpa del Bologna che poi nasconde dentro il cappotto.

 

Si arriva al Rigamonti. Il primo pensiero è "che schifo". Il secondo "passami quel vodka orange!". Stadio orribile, praticamente deserto nei distinti, curva del Brescia spaccata in due (una parte è di fianco a noi, ma coperta, peccato, da dei teli). Sistema lo striscione, monta la bandiera, apri il "bar", prepara la "sigaretta", prendi posizione, fischio d'inizio.

Premessa: non si vede nulla. Dal punto in cui siamo già distinguere i colori della maglie è qualcosa. La distanza fa il suo, la rete di "protezione" collabora, i fumogeni e torce (copiosi sia da una parte che dall'altra) fanno il resto. Quindi non so dirvi se i rigori c'erano, se Brioschi ("Ma dai?!? Ha segnato Brioschi?!?") ha segnato facendo fallo, se in campo c'erano Zauli o Meghni o entrambi, se la difesa era a 3 o a 4. Non lo so, non mi è mai veramente interessato. "Pier, passa quel cocktail!" "Forza Bologna!" "Sventola la bandiera!" "Alè Bologna!" "Come è finito il cocktail?!?".

Tre fischi, finito il primo tempo. Tè caldo (a Brescia solo tè caldo, niente borghetti, non c'era), un twix perché gli zuccheri fanno bene "Pier, apri l'altra bottiglia, si quella col coca e rum!"

Inizia il secondo tempo, ospitiamo una rappresentanza femminile "transfuga", con sommo stupore di tutto il gruppo, io e il presidente ci guardiamo perplessi, sarebbe la volta buona che lui iniziasse a bere ma niente, il ragazzo rimane astemio. Ma, giuro, prima o poi cederà!

Pur non vedendola, la partita intendo, capiamo che il secondo tempo è una cosa inguardabile e se un punto riusciremo a guadagnare sarà cosa buona e giusta, ma sembra che il punto sia già segnato con largo anticipo. Tre fischi, tutti a casa, anzi prima tutti sull'autobus con le grate. Non c'è niente da fare, mi piacciono, soprattutto ora che la temperatura è di un bel po' sotto zero ma il calore interno, derivante da più parti, riscalda, eccome se riscalda. All'esterno niente da segnalare, soprattutto per il fatto che non è mai esistito un esterno dove muoversi.

Di nuovo sul pulmino, un autogrill, un panino, un paio di birre free, racconti privati di viaggi e situazioni, 200 km neanche 2 ore, Modena nord, Modena sud, Bologna Casalecchio, casa. 

 

Gianluca

 

 

LA TRASFERTA A VERONA (02-12-2006)

Gruppo Controtendenza particolarmente rappresentato in questa trasferta in terra scaligera.

All'appuntamento per la partenza alle 11 in bocciofila si presenta il sottoscritto (con ritardo canonico e mal di testa post qualcosa altrettanto canonico), il giovane presidentissimo, il magro Elia munito della sua dolce metà, l'Inglese con figlioletta e altri due ragazzi che ci seguiranno nel tour gastronomico prepartita. Viaggio tranquillo, io e il presidente disquisiamo sui massimi sistemi con breve escursione sul significato recondito del piacere di una cacata e senza accorgecene ci ritroviamo al casello di Verona sud.

 

Raggiungiamo la meta tanto agognata: il Bentegodi? No, il ristorante, che da quando siamo partiti l'Inglese si lamenta di aver fame. Lamento che sarà il leit motiv della giornata. Prendiamo posto e del buon vino, che subito riscalda gli animi, ma ecco che un sottile dubbio si insinua sottobanco tra i partecipanti al convivio: "Ma quei due camerieri non è che….?", "Ma hai sentito come parlavano..?", "No dai..dici?", "Si si, dai è chiaro come il sole, hai visto che sguardo hanno lanciato al presidente e come gesticolavano quando parlavano del culatello?"

 

L'occhio del presidentissimo si illumina e complice il vino le gag si sprecano. Sembra che sia nata una storia d'amore, ma qui entriamo nel campo delle illazioni e solo la storia darà una risposta chiara e inequivocabile ai legittimi dubbi. Tutto procede liscio, con l'Inglese che continua a lamentarsi di avere fame e, insaziabile e senza ritegno, mendica cibo da ogni piatto arrivando anche a fregare la mousse al cioccolato di sua figlia. Caffè, ammazzacaffè, giro di grappa, 20 euro a testa e si esce soddisfatti; tranne l'Inglese rinominato per l'occasione "pozzo senza fondo".

Si riparte, direzione Bentegodi. Il mio dopo-sbronza del venerdì è finalmente alle spalle sedato con la più tranquilla e gestibile sbronza post pranzo. Gita turistica in vari quartieri periferici, visto che mi perdo giusto un paio di volte.

 

Ore 15,30; arriviamo al Bentegodi, miracolosamente in orario. Parcheggio comodo dietro la curva ospiti. Sistemazione dello striscione di fianco a quello della Vecchia Guardia. Bentegodi praticamente deserto, tranne l'anello centrale della loro curva dove i veronesi sono molto compatti ed esibiscono grandi stendardi, onestamente molto belli. Da segnalare uno striscione in ricordo di Julien, tifoso del Paris Saint-Germain ucciso qualche giorno prima da un poliziotto in circostanze ancora da chiarire (ma ci sarà la volontà?) in entrambe le curve.

Presenza nostra stimata in poco più di 700 unità, tutte quelle che sono state possibili visto che i biglietti sono andati tutti esauriti e le richieste di procurarne degli altri non esaudite. Parto alle ricerca dell'uomo del borghetti, ma quando incontro l'umarell scaligero con le bevande lui m'informa che la partita è considerata a rischio e non ci sono alcolici. Bestemmie assortite, insulti verso questo e quello, poi rassegnato porto la triste notizia al magro Elia, che per la disperazione perde all'improvviso un chiletto abbondante.

 

Fischio d'inizio. Il Bologna aspetta un po' a carburare e anche noi, ma quando Marazzina si inventa quello splendido goal, la nostra curva si accende e iniziamo a fare un gran tifo, con poche pause, cori lunghi e ben tenuti. Sembra che siamo tornati tutti compatti. Veronesi poco pervenuti a livello di canto, sentiti solo due volte, ma non si capiva una parola.

La partita dopo il goal dà poche emozioni e il Bologna sembra voler amministrare il risultato. Da segnalare la protesta degli Ultras contro il progetto di "Romilia" presentato in settimana. Personalmente, non ho partecipato alla protesta pur condividendone alcuni aspetti. Ma questa non è la sede per parlarne.

 

Il secondo tempo segue la falsariga del primo: in campo il Bologna amministra, il Verona ci prova ma raramente punge anche per via di un attacco imbarazzante; sugli spalti noi continuiamo a fare un buon tifo, cori e sciarpata di buon livello. Un gruppetto dalla tribuna prova a far partire un coro contro di noi e tra le risate generali vengono invitati a trovar miglior fortuna altrove.. Il Verona ci prova fino all'ultimo, con il loro portiere che si spinge in attacco, ma con l'ultimo tiro di Pedrelli, che finisce lontano dallo specchio, si esaurisce la spinta degli scaligeri. Triplice fischio e tutta la squadra sotto la curva a prendersi i meritati applausi, per una vittoria forse non bella ma che fa capire che questo Bologna può e deve vincere su ogni campo.

 

Gianluca

 

 

LA TRASFERTA A NAPOLI (18-11-2006)

E finalmente ritorno a Bologna dopo un fine settimana in terra partenopea.

 

La trasferta del 18 novembre l’avevo segnata con un pallino rosso appena visto il calendario della B. E’ stata la mia prima trasferta così lunga, la prima volta al S. Paolo, la prima volta con la responsabilità della striscione di un gruppo, insomma questa partita ha avuto più di un significato. Ma veniamo alla cronaca di questa due giorni. Parto il venerdì in treno (che la sera sono ospite) da solo, maglietta “Io Tifo Bologna” sotto la felpa a mo’ di talismano, cappellino Controtendenza in testa. Viaggio tranquillo, ma quando il gruppo di militari napoletani di ritorno a casa mi inizia a guardare storto e a confabulare tra loro, decido che è meglio togliersi colori che possono creare dissapori.

 

Arriva il giorno della partita, allo stadio ci devo andare a piedi, da solo. Infilo tutto nello zaino e per evitare casini mi presento allo stadio in anticipo, molto in anticipo, forse troppo. Raggiungo il settore ospiti alle 14 e 30 e scopro di essere il primo. Sensazione stranissima. Passo almeno 40 minuti in compagnia solamente della digos, osservo il S. Paolo riempirsi, mentre dagli altoparlanti esce della musica truzzo-dance che definire orripilante è farle un complimento. Due borghetti e un numero imprecisato di sigarette per allentare la tensione. Verso le 15,15 iniziano ad arrivare i primi automuniti con mogli al seguito. A 20 minuti dal fischio d’inizio sento l’arrivo dei gruppi Ultras. Esco, mi aggrego a loro e compatti facciamo il nostro chiassoso ingresso nella tanto famigerata gabbia. [E qui una breve parentesi sulla gabbia: non ha alcun senso sbatterci li, intanto non si vede un cazzo, ma questo è il minimo. Ci sarebbe tutto il settore sopra libero ma non ti fanno andare se non sei in più di 500. motivo ignoto, tanto la distanza con la Curva A è la stessa e, anzi, renderebbe più difficoltoso il lancio dei simpatici regalini scoppiettanti dei napoletani, che se ci mettessero nella parte superiore rimbalzerebbero sulla rete e tornerebbero nel loro settore. Invece stando nella parte sottostante capita che i sempre più simpatici regalini, s’infilino nei buchi della rete per ricaderci in testa. Ma tanto si sapeva, quindi si è tenuto un occhio alla partita e uno alla Curva A e tutto è filato “liscio”]

 

Torniamo alla partita: tutti dentro, posizionamento degli striscioni (tenuti a mano) sventolio di bandiere, torciata, cori, sfottò, minuto di silenzio per Merola che rispettiamo e fischio d’inizio. Siamo circa 300, mi posiziono di fianco la vecchia guardia e facciamo un buon tifo per tutto il primo tempo. Dietro di me c’è una ragazzina di 12 anni che canta indemoniata per tutto il tempo, ha la maglietta “Io Tifo Bologna” e io quasi mi commuovo. La partita praticamente non la riesco a vedere, mezzo campo è coperto dalla visuale di merda, un altro quarto dalle bandiere che non smettono di sventolare (ma va bene così) e in più c’è un frastuono che su di me ha un effetto estraniante che mi fa perdere in particolari irrilevanti come i cani poliziotto, lo strano ingresso di sei minatori sulla pista d’atletica (giuro che non ho assunto droghe) e i movimenti del guardalinee… il guardalinee, quella merda di Copelli, lo stesso delle telefonate con Meani, vabbè mi fermo che poi non mi pubblicano il pezzo.

Rigore, intoniamo il coro “Siete come la Juve” perché abbiamo le palle che ci girano, Calaiò tira, Antonioli intuisce ma non ci arriva, bestemmie che raggiungono il dodicesimo grado della scala Mercalli, mentre il S. Paolo ruggisce.

 

Intervallo, annego il dispiacere nel terzo e quarto borghetti, mentre apro il secondo pacchetto di sigarette. Nel frattempo sento una storia sul viaggio degli Ultras in autobus: una volta usciti dalla tangenziale uno degli autobus è stato affiancato da simpatici galantuomini napoletani in motorino, rigorosamente in 2 e senza casco, che tenendo fede alla loro migliore tradizione di lord inglesi, hanno scortato l’autobus esprimendo la loro personale versione della critica alla ragion pura di Kant. Fatto sta che, forse troppo presi dalla grandezza dei loro discorsi, si sono dimenticati di essere nel traffico cittadino franando rovinosamente contro un’innocente 127 riesumata per l’occasione da un umarell partenopeo tra l’ilarità generale. Son cose che possono risollevare l’umore di qualsiasi tifoso in preda allo sconforto per un primo tempo inguardabile e con animo rinnovato inizia il secondo tempo.

 

Probabilmente la storia dei filosofi in motorino l’hanno raccontata anche negli spogliatoi perché quello che si vede in campo è un Bologna diverso, che schiaccia un Napoli che ha rinunciato a giocare. Ci riaccendiamo anche noi, insieme a qualche torcia. Se ne accorgono anche gli Ultras del Napoli che passano più tempo a fischiare le nostre azioni che a intonare cori (mentre per tutto il primo tempo hanno fatto un ottimo tifo). Ma un palo, la poca concretezza in attacco, Rosetti che a 15 minuti dalla fine decide che non dobbiamo più avere una punizione a favore, decidono di comune accordo che la partita deve finire 1 a 0. Triplice fischio, tutto lo stadio canta “Chi non salta è bolognese” facendo temere per lo sprofondamento del S. Paolo, mentre Bellucci e Castellini vengono ad applaudirci sotto la gabbia, schivando bottigliette d’acqua e altre amenità che i civilissimi napoletani hanno pensato di donargli in quanto religiosissimi e “il date da bere agli assetati” lo prendono alla lettera senza troppi distinguo sul come.

 

Rimaniamo chiusi dentro lo stadio per 45 minuti e per fortuna gli Ultras della Curva A ci tengono compagnia lanciandoci cori di cui non capiamo una parola ma a cui rispondiamo a dovere con un “Ma come cazzo parlate? Non si capisce, ma come cazzo parlate?”

Consegno lo striscione dei Controtendenza a Beba della Vecchia Guardia (che ringrazio ancora) perché lui torna a Bologna, mentre io devo attraversare Napoli a piedi e non vorrei che qualche barbone infreddolito me lo chiedesse per coprirsi nella fredda notte.

 

La partita è andata male, meritavamo il pareggio e abbiamo perso una buona occasione per far capire che siamo una delle squadre da battere in questo campionato, ma sugli spalti abbiamo onorato i nostri colori con un’ottima prestazione, compatti, belli, colorati e fieri.

Forza Bologna, sempre.

 

Gianluca